La crisi di astinenza dai like alimenta nuovi videomessaggi targati Tele Casone.
Un sindaco “tuttologo” che utilizza gli strumenti della comunicazione televisiva per auto-promuoversi. Sovrapponendo il ruolo istituzionale a quello di “narratore” della propria attività è una discrasia che abbiamo già evidenziato sul piano etico, politico e comunicativo.
Quale valenza potrà avere un video messaggio di autocelebrazione lanciato dal diretto interessato, se non quello della generazione di qualche like utile alla produzione di dopamina per appagare le proprie dipendenze? (Craving).
Quando un sindaco sceglie il format televisivo (o video-giornalistico) per fare il bilancio delle proprie attività, si verificano alcune dinamiche:
Scegliere di “improvvisarsi” giornalista permette di selezionare i temi, evitare domande scomode e decidere il tono della comunicazione senza il filtro critico (o spesso percepito come ostile) della stampa professionale;
L’enfasi non è più sull’istituzione “Comune”, ma sulla persona del Sindaco. La costruzione di un marchio personale forte diventa la priorità per consolidare il consenso;
Il confine tra comunicazione istituzionale (pagata dai cittadini per informare sui servizi) e comunicazione politica (di parte, mirata al consenso elettorale) diventa estremamente labile, sollevando dubbi sulla trasparenza e sull’uso delle risorse.
Quando il politico si sostituisce al giornalista, la funzione del giornalismo viene snaturata. Il giornalismo dovrebbe basarsi sulla verifica dei fatti e sulla critica costruttiva. Se il Sindaco diventa l’unico volto e l’unica voce, mancano inevitabilmente:
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La verifica dei dati: Chi controlla se le promesse sono state mantenute o se i dati citati sono corretti?
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Il contraddittorio: Non c’è spazio per le voci dell’opposizione o per le critiche dei cittadini che potrebbero avere una percezione diversa del territorio.
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L’obiettività: L’autopromozione tende fisiologicamente a enfatizzare i successi e a nascondere le criticità o i fallimenti, creando una bolla comunicativa.
A chi serve questo?
Spesso, l’incredulità che si prova di fronte a queste “messe in scena” deriva proprio dalla percezione che il decoro istituzionale richieda una separazione netta tra chi governa e chi informa. Se questa separazione viene meno, si rischia di trasformare l’informazione locale in un grande palcoscenico autoreferenziale. Ed è quanto avviene da noi.
Quanto è difficile comprendere la differenza tra narratore e amministratore?