Un tempo cuore pulsante del quartiere, oggi una distesa di terra battuta e sterpaglie ingiallite. Il declino dell’area verde tra incuria, promesse mancate e la rabbia dei residenti.
Un’oasi trasformata in deserto
Basterebbe una sola parola per descrivere lo stato attuale di Piazza Berlinguer di Santeramo: abbandono. Quello che era stato concepito come il “polmone verde” della zona, un’oasi di frescura e aggregazione per famiglie, anziani e bambini, si è trasformato in un monumento all’incuria urbana.
Il biglietto da visita è impietoso. Laddove un tempo sorgeva un manto erboso curato, oggi si estende un prato completamente secco, una distesa di fili d’erba bruciati dal sole e ridotti a polvere. La terra, arida e spaccata, ricorda più un paesaggio sub-sahariano che uno spazio pubblico cittadino.
Cronaca di un declino annunciato
La transizione da parco a terra di nessuno non è avvenuta dall’oggi al domani, ma è il risultato di mesi — se non anni — di dimenticanza da parte delle istituzioni.
- Impianti di irrigazione fantasma: I diffusori d’acqua, spenti da stagioni, spuntano dal terreno secco come relitti di un’epoca passata.
- Arredo urbano fatiscente: Le panchine sono ormai sbiadite e scheggiate, circondate da erbacce infestanti che hanno preso il sopravvento.
- Sicurezza a rischio: La totale assenza di manutenzione e illuminazione adeguata nelle ore serali sta lentamente trasformando il parco in una zona d’ombra, scivolando nel degrado sociale. Di notte la Piazza si popola di spacciatori, anche minorenni e baby gang.
“Venivo qui ogni pomeriggio con i miei nipotini”, racconta un anziano residente del quartiere. “Oggi fa male al cuore anche solo passarci davanti. Non è solo brutto da vedere, è un pezzo della nostra comunità che sta morendo nell’indifferenza della politica tanto vantata”.
C’è ancora tempo per un futuro verde?
Un parco urbano non è un lusso estetico, ma un servizio essenziale per la salute pubblica, la mitigazione termica delle città e il benessere psicologico dei cittadini. Lasciarlo morire significa impoverire il valore stesso del paesello.
La rabbia dei residenti sta montando, e con essa le richieste di un intervento immediato. Non bastano più i “piani di riqualificazione” scritti sulla carta o le promesse elettorali da campagna acquisti. Il parco ha bisogno di acqua, di cura, di una visione a lungo termine in capo a chi ci amministra. Ripristinare l’irrigazione, piantare nuove specie resistenti e restituire dignità a questo spazio è l’unica strada percorribile per evitare che l’abbandono diventi definitivo.
Domani ci interesseremo delle criticità del parco Mele appena inaugurato, fatto passare per un’opera grandiosa.
Con dovuta attenzione leggo:
-“Il deserto dietro l’angolo:l’agonia silenziosa di Piazza Berlinguer” (30.06.26);
-“Parco Mele: l’inaugurazione frettolosa: tra erbacce, pericoli e quattro punti di sutura” (01.07.26);
-“Il Comune dei like: se il sindaco amministra la bacheca ma dimentica la città” (02.07.26);
– “I parchi si tutelano, non si chiudono!”(02.07.26).
I primi tre scritti hanno per mittente Mario Vito Digregorio, editore di “Il Colle”, e per destinataio Vincenzo Casone nostro attuale sindaco; il quarto vede Michele Digregorio, già sindaco di Santeramo, mittente e sempre Vincenzo Casone destinatario.
Non mi è dato leggere la replica del Sindaco.