21/11/2017 15:04
LA CADUTA DEL SINDACO D’AMBROSIO

LA CADUTA DEL SINDACO D’AMBROSIO

E adesso tutti a casa, buoni, brutti e cattivi. Si volta pagina, una nuova pagina di un libro difficile da leggere.

I sei consiglieri di minoranza, forse per la prima volta compatti nelle decisioni: Silletti,  Larato, Volpe,  Caponio, Riviello, Ciriello, più 4 consiglieri di maggioranza Putignano, Conversa, Cecca, Bosco fino a qualche tempo fa fedelissimi del primo cittadino, almeno sulla carta, hanno firmato contestualmente le dimissioni da consigliere comunale, atto che ha prodotto l’immediato scioglimento del consiglio comunale e per tantissimi santermani l’archiviazione di una brutta pagina di storia durata 5 lunghi anni.

Termina così l’era del sindaco più contestato della storia politica di Santeramo. Una contestazione che ha mosso i primi passi già all’indomani della sua elezione. Era il 21 maggio del 2012.
Per poi continuare con i primi contrasti interni alla maggioranza e la frequente sostituzione dell’assessore di turno “fastidioso” o disobbediente; fino alla rottura totale con gli uomini del suo stesso partito, con coloro che si erano spesi, e non poco, durante la campagna elettorale che lo vide eletto, ahimè, grazie a una buona parte di voti confezionati miracolosamente con farina non del proprio sacco.
E così, con questo consolidato andazzo, sono trascorsi più di tre anni, alla luce di quotidiani litigi interni alla maggioranza, ripetute umiliazioni e offese a donne e uomini facenti parte della giunta, costretti a non poter esprimere la propria opinione pena la revoca della delega e ovviamente anche dell’assegno mensile, per alcuni unico e importante mezzo di sostentamento.
A proposito di ciò, la politica, almeno a  questi livelli, non può rappresentare la prima attività lavorativa, il mestiere di una persona, essa deve essere una nobile missione priva di interessi economici. Chi è in uno stato di bisogno non può fare il politico per convenienza, perché accade di dover ingoiare di tutto e alzare la mano, anche per ciò che non si condivide pur di non perdere il vitale gettone.

E adesso tutti a casa, buoni, brutti e cattivi. Si volta pagina, una nuova pagina di un libro difficile da leggere. A differenza di molti comuni del circondario che hanno saputo muovere passi importanti verso il miglioramento della propria posizione sociale ed economica, pur in un momento assai delicato, Santeramo ha raggiunto una pessima e invivibile condizione che è andata sempre peggiorando di anno in anno. Sono state le scelte di questi ultimi periodi a compromettere l’economia locale, la viabilità, il livello di vivibilità, la crescita sociale. Scelte, che per quanto riguarda il sindaco appena congedato, venivano spesso deliberate in ambienti domestici e solo ratificate in giunta imponendo la propria autorità come capo di tutto e di tutti.

Oggi si vuole guardare avanti, leccarsi le ferite e condividere scelte che, auspichiamo, ci portino in una direzione che scongiuri la continua chiusura delle attività commerciali, che ripristina una vivibilità sopportabile, che riduca la tassazione portata al massimo senza usufruire di alcun servizio collegato e che contrasti l’esodo considerevole di cittadini Santermani nauseati da tutto quanto nel nostro comune lascia a desiderare.

Già dalla prossima settimana si attende il commissario prefettizio con il delicato compito di traghettarci fino alla elezione del prossimo sindaco, 12 giugno in caso di vittoria al primo turno (cosa assai difficile) 27 giugno in caso di ballottaggio.

Un commento

  1. MICHELE DI GREGORIO

    Lo scioglimento del Consiglio comunale è l’epilogo finale di una amministrazione inadeguata, incapace e dannosa per l’intera comunità santermana. I Consiglieri di maggioranza che hanno firmato le dimissioni, sono anch’essi responsabili dello sfascio e delle “macerie” che lasciano in eredità non alla futura amministrazione (noi ci auguriamo di centro-destra) ma alla intera città.
    Se i quattro consiglieri di maggioranza e quelli della finta opposizione (oggi concorrono alle primarie del centro-sinistra) pensano di rifarsi una “verginità” politica con l’atto di scioglimento, sbagliano perché sono tutti responsabili dei disastri causati ai cittadini.
    L’aumento smisurato delle imposte locali (TARI, TASI, IMU, TOSAP, ed altro), la cattiva gestione dei lavori pubblici, la incapacità di dare risposte ai bisogni della gente, la mancanza di una vera programmazioni per il rilancio della economia e della occupazione, l’abbandono delle periferie, l’assenza di politiche sociali degne di questo nome, i danni causati agli artigiani, commercianti, micro e piccole imprese del territorio, la inesistenza di politiche nel campo del turismo e della valorizzazione degli artisti locali, della cultura, la gestione personalistica della cosa pubblica, sono da addebitare a tutta la (ex) maggioranza.
    Michele Di Gregorio
    già Sindaco di Santeramo

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