01/12/2020 01:11
REGIONALI: SUI SETTE CANDIDATI SANTERMANI

REGIONALI: SUI SETTE CANDIDATI SANTERMANI

Lavorare per giungere al voto sulla conoscenza del candidato e non sull’emozione del momento.

Sono stati sette i candidati santermani e non sei. Cinque uomini e due donne. Purtroppo nessuno di loro è stato eletto. Come santermano puro sangue, sono dispiaciuto perché anche questa volta i miei cari concittadini hanno scelto la strada di farsi male. In apparenza la colpa va attribuita a loro perché hanno parcellizzato il loro consenso piuttosto che confluirlo verso il candidato più accreditato ed autorevole. Cosa difficile ma non impossibile. Così, anche questa volta, Santeramo è rimasta al palo. “Chi divide ricchezza, raccoglie povertà” recita un vecchio adagio popolare. Ma, nella sostanza, non è stato così. Credo che la causa principale sia altra ovvero nel fatto che tutte le volte le candidature sono inventate. Vengono allo scoperto trenta giorni prima del voto, quindi, sono candidature senza radici. E’ come se una coppia di giovani si è occasionalmente conosciuta al bar e il giorno dopo si ritrova dinanzi all’altare per sposarsi. Questa è’ una coppia destinata a dividersi nella stragrande maggioranza dei casi perché ha fondato l’unione sull’improvvisazione emotiva. Se applicassimo questa metafora al nostro caso, scopriremmo che è la stessa cosa. I candidati si affacciano in campagna elettorale senza innamoramento con l’opinione pubblica e senza che prima nessuno abbia avuto il piacere di vederli all’opera della politica, che è un’opera difficile e che tantissimi non possono esercitare perché non strutturati. Questo metodo dell’invenzione nella scelta dei candidati non sortisce gli effetti sperati perché la scelta che gli elettori effettuano nelle urne è basata non sulla conoscenza del candidato ma sull’emozione captata nella campagna elettorale, sul sentimento e non sulla sostanza, sulla simpatia e non sulla competenza. Ad esempio, due mesi prima che fosse eletto, il Sindaco di Santeramo prof. Fabrizio Baldassarre non era conosciuto da nessuno a Santeramo se non dai suoi famigliari e amici. Eppure raggiunse l’obiettivo con oltre il 70% dei consensi sulla base di una scelta emozionale e non ragionata degli elettori. Allora credo sia giunto il tempo che le forze politiche, o ciò che di esse rimane, devono dotarsi di lungimiranza nel progettare le candidature e su di esse e con esse lavorare molto tempo prima della data di ogni competizione elettorale per giungere con il cuore pieno di amore all’appuntamento della presentazione del candidato. La semente prima di dare frutto, deve essere selezionata. I candidati prima di fare figuracce come è avvenuto per sei dei sette candidati santermani, devono essere accuratamente vagliati, costruiti e accompagnati sull’altare elettorale. Sarà così fino a quando le forze politiche non riscopriranno il gusto e la responsabilità di fare politica da una campagna elettorale ad un’altra, ovviamente con tonalità ed intensità diverse. Ora, nel soffermarmi brevemente sui sette candidati, specifico preliminarmente due concetti. Il primo. Per rispetto verso tutti i candidati utilizzerò il criterio dell’ordine alfabetico. Secondo. Verso di loro non ho alcun risentimento personale e ribadisco che sono davvero addolorato per la mancata elezione di almeno di uno di loro, a prescindere dal colore della maglietta che hanno indossato.

Ieri

Nelle regionali del 2015, furono quattro i santermani a candidarsi: Fabio Bagnulo (Noi con Salvini, voti 504); Rosa Dimita (PD, voti 609); Felisiana Perrone (Fratelli d’Italia, voti 61) e Francesca Porfido (Popolari per l’Italia, voti 106). Nel 2020, sono stati sette, quasi un raddoppio. Le liste potevano al massimo contenere sedici candidati.

Oggi

Michele Cardascia

E’ stato sostenuto dalla coalizione Puglia Solidale Verde, unico simbolo nel quale erano riportati quattro simbolini. Ha ottenuto complessivamente 1967 voti dei quali 1440 a Santeramo ovvero il 27% dai altri comuni della provincia di Bari e ben il 73% da Santeramo a conferma della sua capillare campagna elettorale locale. Nella lista si è collocato al quinto posto. Il primo della lista ha ottenuto 7733 voti. Anche se avesse raddoppiato i voti, Michele Cardascia non ce l’avrebbe fatta. E’ il vincitore della competizione a Santeramo, anche se rimane l’amarezza della mancata elezione.

D’Aiuto Rocco

E’ stato il candidato invisibile che si è aggiunto ai sei già noti. Non è stato possibile appurare se è residente a Santeramo o in altro Comune della provincia di Bari. Di lui, nessun santino in circolazione. E’ stato candidato nella lista “Scalfarotto Presidente”. Ha ottenuto complessivamente la bellezza di 61 voti, dei quali 18 racimolati a Santeramo. Si è collocato al sesto posto della lista. Il primo della lista ha ottenuto 589 voti. Mi chiedo: possibile che non sapesse che avrebbe fatto questa figuraccia? Che per esser eletto occorrono migliaia e migliaia di voti? Perché, allora, si è candidato?

Giove Doriana

E’ stata candidata nella lista di Forza Italia. Ha conseguito complessivamente 1189 voti dei quali 698 a Santeramo vale a dire il 41% in altri Comuni e il 59% a Santeramo. Tanto a significare che ha prestato più attenzione in ambito locale. Si è classificata al nono posto della lista. Il primo della stessa ha concluso la sua maratona elettorale conseguendo 8886 voti. Ottima professionista ma oltre non poteva andare perché candidatura “inventata” forse scelta per l’equilibrio della parità di genere.

Marsico Giovanni

E’ stato candidato della lista “Con Emiliano” nella quale si è classificato al decimo posto. Ha ottenuto complessivamente 851 voti dei quali 111 a Santeramo. Il primo della lista ha riempito il suo bagaglio con 14679 voti. Per sentito dire, la sede principale della sua campagna elettorale non è stata Santeramo ma altro Comune. Ho ascoltato che sia stata Bari. Di lui nessun santino in circolazione. E’ stato assessore comunale nella giunta della sindaca Rosa Dimita nel 1995. Poi, politicamente Santeramo ha perso le sue tracce.

Massaro Francesco

E’ stato candidato di “Cittadini Pugliesi”. Ha conseguito complessivamente 138 voti dei quali 120 a Santeramo. Quindi, l’87% a Santeramo e la residua parte in altri Comuni. Si è classificato all’ottavo posto. Il primo della lista di voti ne ha ottenuti 2868. Mero esibizionismo. Se ben consigliato all’inizio, poteva decidere di fare altro. E’ stato assessore del Comune di Santeramo da luglio 2017 ad aprile 2019, carica che non gli è servita a nulla per conseguire un risultato più soddisfacente.

Petragallo Antonella

E’ stata candidata nella lista “Italia in Comune”. Ha portato a casa complessivamente 860 voti dei quali 585 raccolti a Santeramo, ovvero il 32% in comuni “stranieri” e il 68% a Santeramo. Al termine della sua fatica, si è classificata al dodicesimo posto della lista. Il primo di “Italia in Comune” ha ottenuto 7762 voti. Ottima professionista, ma “corpo estraneo” della politica locale.

Silletti Giuseppe

E’ stato candidato nella lista di “Fratelli d’Italia”. Rispetto a tutti gli altri candidati locali, le aspettative della sua auspicabile elezione erano maggiori. Lo faceva credere il suo passato di amministratore comunale e, molto di più, la sua nobile professione di integerrimo servitore dello Stato che lo ha condotto finanche a rivestire con merito i gradi di Generale nella gloriosa Arma dei Carabinieri. Si pensava che la sua conoscenza diffusa su tutto il territorio regionale, gli avrebbe garantito altri consistenti risultati. Così, purtroppo, non è stato. La politica è altra cosa dalla professione. E’ stato a Santeramo il grande sconfitto di questa competizione. Ha ottenuto in totale 2960 voti di cui solo 960 a Santeramo, ovvero il 68% fuori anche in virtù di numerosi seggi elettorali aperti in altri Comuni, e il 32% dentro. Almeno a Santeramo, la sua campagna elettorale è da dimenticare. Non voglio infierire su questo. Ma un candidato del calibro del caro amico Peppino doveva essere più accorto almeno per fare bella figura nel suo comune di residenza con una più adatta strategia elettorale che poteva meglio articolare con rinnovata fantasia anche in rapporto alle non poche risorse finanziarie che, alla luce di quello che si è visto, ha banalmente sciupato. Nella sua lista ha concluso il cammino al quarto posto. Il primo è stato suffragato da 9945 voti. Anche se avesse raddoppiato i voti e nel caso in cui il centro destra pugliese si fosse affermato, credo che Peppino non ce l’avrebbe fatta lo stesso. Peccato! Dovrà chiedersi, tra le tante cose che non hanno funzionato e che gli hanno tolto un po’ di sonno, perché a Santeramo Fratelli d’Italia, con la candidata al Senato Maria Nocco nel 2018, ottenne il 14%. Questa volta, qualcosa come il 9%, in quanto la rimanente parte del 16.65% ottenuto da questa lista è stato appannaggio di Direzione Italiana che con il candidato eletto Ignazio Zullo, ha coabitato per la circostanza nel partito della Meloni.

Lunedì prossimo con “Regionali: sul futuro” toglierò il fastidio dopo essere stato lungo e noioso nell’interpretare a mio modo il risultato delle regionali 2020 a Santeramo da più angolature.

 

Un commento

  1. Trombati di casa nostra e orecchiette alla barese
    Caro Franco le tue analisi non fanno una grinza. Ma sai perché? Perché nascono e provengono da una storica militanza di base. Solo chi ha alle spalle un passato fatto di sezioni, lavoro capillare
    elettorale e formazione quasi ” frattocchiana” riesce a tastare e sentire il polso del corpo sociale. Oggi purtroppo la militanza di base è inesistente e le cariche elettive vengono calate dall ‘ alto senza nessun retroterra ” sezionale”. Che dire di queste elezioni? Fitto ha perso in sostanza perché era il ” dejavu”, o per essere più duri il ” cattivo passato” che ritorna. Non penso che un candidato leghista avrebbe fatto meglio. Emiliano stravince anche grazie al vento che Vendola ha saputo far soffiare nella Regione sia pure con un po’ di ritardo. Ma i veri trombati sono i pentastellati che si erano illusi che i capricci umorali della Laricchia potevano portarla a vincere queste elezioni. Peccato che per lei si è mosso mezzo Governo qui in Puglia e decine di Sindaci che non fanno nemmeno autocritica e pensano solo alla vittoria referendaria del Si. Che dire di più? La Meloni ha imparato la lezione ma in compenso ha imparato anche a far bene le orecchiette per… Emiliano.
    Un saluto, Franco Labarile

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