20/09/2021 09:30
LA VOCE DEL SILENZIO

LA VOCE DEL SILENZIO

Il passato è immutabile, il presente è condiviso, il futuro è incerto.

Per questa riflessione, prendo in prestito alcuni versi del brano musicale “La voce del silenzio”, composto da Paolo Limiti, Mogol ed Elio Isola per il festival di Sanremo del 1968:

“Ci sono cose in un silenzio
che non m’aspettavo mai,
vorrei una voce
ed improvvisamente
ti accorgi che il silenzio
ha il volto delle cose che hai perduto”.

Sono versi profetici scritti oltre mezzo secolo fa. Questi versi mi sono balenati alla mente nel primo pomeriggio di ieri, mettendoli in sintonia con il silenzio che mi circondava in quel momento con un orecchio teso al silenzio di casa e con l’altro per captare segnali di vita all’esterno. Per alcuni lunghissimi minuti, silenzio assoluto, surreale. Dall’esterno nemmeno un garrito di rondini che ci hanno raggiunto, né un automobile di passaggio, né il sibilo sottile del vento. Silenzio assoluto e basta. Anche le piccole vibrazioni del frigo che solitamente fa sentire la sua presenza, tacevano. Cosa fare in una situazione del genere che tanti stanno sperimentando stando chiusi in casa? Due le opzioni: fare rumore per uscire dalla campana del silenzio oppure mettersi in sintonia con esso come si fa solitamente con le radio cercando la frequenza desiderata.

Ho scelto la seconda opzione per ragionare con il silenzio o, meglio, perché lui mi parlasse di tre cose: del passato che è immutabile, del presente che è condiviso da molti, del futuro che è incerto per tutti. Del passato, ognuno ha il suo e di questi tempi, tutti condividono la stessa sorte di sofferenza. Del futuro, invece, il silenzio ci spiana praterie per riflettere. Come immaginiamo di dover essere quando usciremo dal contagio? Facciamolo senza allontanarci tanto dal nostro luogo. Santeramo, in quale direzione dovrà muoversi? L’Amministrazione Comunale in che maniera può e deve cambiare in meglio? Il tessuto sociale in che modo deve articolarsi per continuare ad essere solidale? E così via dicendo. In che maniera dobbiamo migliorare?

Se lo faremo bene, scopriremo che quel passato immutabile ci servirà per evitare di fare gli stessi errori e che il presente si potrebbe presentare sotto altre sembianze. Fare questo deve essere dovere di tutti. La delega, che è uno dei mali più atroci che abbiamo commesso un po’ tutti, deve lasciare il posto all’impegno diretto di ognuno e di tutti nella politica, nell’economia, nella cultura e in ogni ambito dove abita l’uomo.

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