25/06/2022 00:04
DANNOSO PER SANTERAMO VOTARE D’AMBROSIO

DANNOSO PER SANTERAMO VOTARE D’AMBROSIO

Per quasi cinque anni è stato il sindaco del comando e della mediocrità.  

E’ dannoso per Santeramo e per i Santermani votare Michele D’Ambrosio, già sindaco dal 21 maggio 2012 al 30 marzo 2017 quando fu mandato a casa tre mesi prima della scadenza naturale, anche per iniziativa di alcuni consiglieri comunali di maggioranza, segno che anche loro erano stanchi di sopportarlo. Prima di questa disastrosa esperienza, nelle elezioni amministrative del 12 maggio 1985 è stato eletto consigliere comunale come pure in quelle del 6 maggio 1990, sempre nella lista della Democrazia Cristiana. Dal 1992 al 1994, è stato assessore comunale nelle due giunte presiedute dal compianto sindaco Angelo Nuzzi (la prima con DC – PSI – PSDI e la seconda con DC – PDS), prima come assessore effettivo e poi come assessore supplente. Tutto sommato, quindi, D’Ambrosio ha sulle spalle un fardello politico che sfiora 40 anni, che stride con la necessità, anche fisiologica, del rinnovamento politico.

A suo riguardo c’è poco da aggiungere alla documentata e oggettiva riflessione del caro amico Pinuccio Lucarelli, riportata nella lettera aperta del 3 maggio e pubblicata su questo sito. Vale davvero la pena di ritornare a leggerla con calma e a meditarla con serenità d’animo. Mi permetto di aggiungere solo poche rifiniture.

La peculiarità di D’Ambrosio sindaco è che non ha mai amministrato ma ha comandato. Per mantenersi a galla con la scaltrezza che lo contraddistingue che è altra cosa dall’intelligenza, ha avuto sempre per le mani il metodo “divede et impera” che gli è ben riuscito anche questa volta nell’allestire una coalizione di voltagabbana, di vendicativi e di assetati di potere. E’ stato l’uomo del comando; la sua parola, dogma infallibile. Dinanzi a proposte alternative alle sue, non esitava a dire “io sono il sindaco”. Questo piglio del comando che è dimostrazione di persona egocentrica e narcisista, D’Ambrosio lo ha già inconsapevolmente dichiarato di essere pronto ad esercitarlo ancora. Dopo essersi autoproclamato candidato sindaco (cosa che mai nessuno ha fatto, e non solo a Santeramo), D’Ambrosio in sole tre parole ha scritto sul suo primo manifesto il programma: “Io ci sono”. Poteva scrivere “Noi ci siamo”. Invece, ha parlato in prima persona, mettendo già da parte gli altri. Non solo ha parlato in prima persona ma ha anche usato il pronome “io” per rafforzare la sua logica di comando. Se gli amici lettori fanno mente locale, mai nessuno specie in politica, usa parlare in prima persona singolare, ma tutti in prima persona plurale. Non è una questione di coniugazione di verbi ma di testa.

Poi ha cambiato e su altro, recente manifesto ha scritto: “Mano a mano”. Cambiando gli addenti, il risultato non cambia. La logica è della serie “Ci penso io dove condurvi”. A mano a mano si prendono i bambini per preservarli dai pericoli della strada. I Santermani sono adulti, sanno camminare da soli, non hanno bisogno di essere portati per mano, non chiedono un tutore ma un buon primo amministratore.

Nel merito di alcune cose mal fatte, D’Ambrosio ha la responsabilità di aver devastato Piazza Garibaldi e Via Roma fino all’altezza della Chiesa di San Giuseppe; ha tagliato gli alberi nel giardino della Casa di Riposo senza mai dimostrare di essere stato autorizzato a farlo; ha negato in maniera ingiustificata un contributo per tenere in vita la nostra ex TRC che è stata costretta a chiudere; ha provato a interrompere il senso rotatorio di circolazione in Via Iacoviello, cosa che non è stata mai pensata da nessun matto quando i manicomi erano aperti. Molto gravi le sue responsabilità sulla mancata efficienza dell’Ufficio Tecnico comunale. Il sindaco uscente Baldassarre ha sempre affermato di aver messo i conti pubblici in ordine, ereditati dalla precedente amministrazione. D’Ambrosio, in meno di cinque anni, ha cambiato quattro volte il vice sindaco.  E si potrebbe continuate ancora. Morale della storia: D’Ambrosio è stato il sindaco autoritario della mediocrità e della mera gestione ordinaria dell’attività amministrativa.

A peggiorare la situazione, D’Ambrosio è a capo di una coalizione spazzatura: ex komunisti, ex dc, ex pd, ex fascisti, ex centristi, ex parlamentare 5S, tutti alla sua corte, lui che è un altro ex proveniente dalla vecchia politica della prima Repubblica. La sua scongiurabile elezione, qundi, è dannosa per Santeramo e per i Santermani. Le impegnative sfide che Santeramo e i Santermani dovranno affrontare, necessitano di collegialità e di autorevolezza. Chi vuole ritornare a comandare, nulla in tal senso garantisce.

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