{"id":15665,"date":"2026-10-03T19:13:01","date_gmt":"2026-10-03T17:13:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.santeramo.it\/wordpress\/?p=15665"},"modified":"2026-10-03T19:13:01","modified_gmt":"2026-10-03T17:13:01","slug":"partira-un-unvito-a-don-mirko-per-il-prossimo-natale-a-santeramo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.santeramo.it\/wordpress\/partira-un-unvito-a-don-mirko-per-il-prossimo-natale-a-santeramo\/","title":{"rendered":"PARTIRA\u2019 UN UNVITO A DON MIRKO  PER IL PROSSIMO NATALE A SANTERAMO?"},"content":{"rendered":"<p>Intatto rimane l\u2019insaziabile bisogno di verit\u00e0 che non conosceremo, mai salvo miracoli.<\/p>\n<p>Nelle perditempo conversazioni tra amici, quelle che riempiono gli spazi intorno ad una tazza di caff\u00e8, qualche volta succede che, tra gli altri, il discorso \u201cscivola\u201d in maniera del tutto involontaria sul ricordo di don Mirko Korenkiewicz, gi\u00e0 parroco della Chiesa del SS. Crocifisso di Santeramo in Colle dal 2008 al 2023. Con l\u2019indimenticato don Nicola Laterza, deceduto nel marzo del 2008, aveva pure ricoperto per circa tre anni la carica di vice parroco. L\u2019investitura ufficiale nella carica di parroco avvenne il 13 settembre 2008, vigilia della solenne festivit\u00e0 dell\u2019Esaltazione della Croce, nel corso della celebrazione eucaristica svoltasi nel cortile attiguo alla parrocchia, per scelta di Mons. Mario Paciello, Vescovo della Diocesi Altamura \u2013 Gravina in Puglia \u2013 Acquaviva delle Fonti. Dopo 15 anni di onorato servizio, precisamente nell\u2019estate del 2023, don Mirko esce di scena, come un fulmine a ciel sereno, al tempo di Mons. Giovani Ricchiuti, succeduto a Mons. Paciello. Al suo posto, come \u00e8 noto, \u00e8 subentrato don Gianni Giove, fino a quel momento parroco in una parrocchia dell\u2019amica citt\u00e0 dii Altamura. A motivazione della sostituzione, Mons. Ricchiuti ebbe ad affermare nel corso della sua omelia nella celebrazione di investitura di don Gianni del 22 settembre 2023, che a Santeramo si completava l\u2019avvicendamento dei tre parroci delle tre parrocchie: don Michele Lombarti al posto di don Vito Nuzzi in Chiesa Madre; don Donato Goffredo al posto di don Rocco Scalera al Sacro Cuore e, appunto, don Gianni Giove al posto di don Mirko al SS. Crocifisso. Giustificazione impeccabile, nulla da eccepire, perfetta, salvo quell\u2019insaziabile bisogno di verit\u00e0 di conoscere le reali motivazioni della sostituzione di don Mirko, che non sapremo mai, salvo miracoli. La Chiesa, per sua natura, \u00e8 fatta cos\u00ec: le divergenze interne le blinda e, se per caso capita che qualche spiffero scappa, le addormenta al solo fine di tutelare e salvaguardare sempre agli occhi del popolo, la sua (in)scalfibile unit\u00e0 e perfezione. Di esempi se ne possono fare a iosa. Basta scorrere il diario millenario della storia della Chiesa. Pi\u00f9 recentemente, mi limito a ricordare la scomparsa di Emanuela Orlando nel 1983 o il crac del Banco Ambrosiano dell\u2019anno precedente con il \u201csuicidio\u201d del faccendiere Roberto Calvi, il \u201cbanchiere di Dio\u201d, trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra oppure, solo di alcuni anni fa, la palude degli abusi sessuali che con Papa Francesco la Chiesa inizi\u00f2 a scandagliare nella sua sconcertante profondit\u00e0. Ebbene, questi sono solo alcuni casi emblematici in una visione generale, di conferma dell\u2019atteggiamento della Chiesa quando \u00e8 \u201cin difficolt\u00e0\u201d. Con la sostituzione di don Mirko, per fortuna, non siamo difronte a questi livelli di gravit\u00e0, ma nel metodo, purtroppo, c\u2019\u00e8 rassomiglianza: la compattezza granitica della Chiesa deve sempre rimanere intatta. Ci\u00f2 premesso, sul \u201ccaso don Mirko\u201d mi soffermo brevemente con due sole riflessioni ancorch\u00e9 tardive. La verit\u00e0 di tutte le cose, comunque, non ha scadenza, non \u00e8 prodotto da supermercato o un medicinale che non si assume dopo la data indicata per la sua somministrazione. La verit\u00e0 fa rima con l\u2019eternit\u00e0. A distanza di due mila anni, vero?, i nostri fratelli ebrei non l\u2019anno ancora riconosciuta. Quindi rimane pienamente attuale e legittimo il desiderio di conoscere la verit\u00e0 su questo caso non di due mila anni fa, ma di solo tre anni orsono. Nessuna meraviglia, allora, da parte di nessuno e per nessuna ragione.<\/p>\n<p>La prima, elementare riflessione che meriterebbe chiarimento \u00e8 questa: avvicendamento regolare e ineccepibile, s\u00ec; ma perch\u00e9 Mons. Ricchiuti, nel momento dell\u2019avvicendamento, non design\u00f2 don Mirko alla guida di un\u2019altra parrocchia diocesana o ad altro incarico? Non accett\u00f2 don Mirko per rientrare nella sua Polonia oppure Mons. Ricchiuti non la prese in considerazione oppure, se la prese, non fu accettata? Per\u00f2, a distanza di tre anni, don Mirko risulta ancora nell\u2019elenco dei sacerdoti diocesani. Perch\u00e9 l\u2019elenco non \u00e8 stato aggiornato o perch\u00e9 don Mirko \u00e8 ancora incardinato nella nostra Diocesi? Per noi, mortali parrocchiani, nemmeno l\u2019applicazione dell\u2019intelligenza artificiale sarebbe in grado di svelare questo arcano. Fosse stato un avvicendamento condiviso, sono convinto che l\u2019ex parroco del SS. Crocifisso, prima di passare ad altra parrocchia diocesana, avrebbe sicuramente atteso il giorno della sua sostituzione per dare le consegne al nuovo parroco e per ricevere meritatamente onori e ringraziamenti dalla comunit\u00e0 parrocchiale che ha ben servito da parroco per ben quindici anni, a parte i tre anni precedenti da vice. E non sono pochi! E poi, mi chiedo: questo avvicendamento ha avuto qualche attinenza con la maniera intransigente che in talune circostanze don Mirko manifestava nei confronti di scalpitanti parrocchiani allergici all\u2019ubbidienza che \u00e8 la regola fondante della Chiesa cattolica e universale dall\u2019alto in basso e in tutte le direzioni? Non \u00e8 forse vero che se Ges\u00f9 non fosse stato ubbidiente verso Dio nostro Padre, non sarebbe morto in croce ma di vecchiaia? Don Mirko, giustamente, per suo carattere amava la disciplina e, con altrettanta rettitudine, \u201cpretendeva\u201d ubbidienza in tutte le sue determinazioni giuste o sbagliate che fossero ma sempre assunte per il bene della parrocchia e, soprattutto, bramava lealt\u00e0 da parte di tutti. Quella di facciata e che lui sapeva riconoscerla, la detestava perch\u00e9 sempre pronta a trasformarsi in copiose dicerie al voltar delle spalle. Non era autoritario ma faceva valere con coraggiosa fermezza la sua coerenza sacerdotale e umana per la basilare formazione educativa ricevuta in Polonia, oggettivamente diversa dalla nostra e cristianamente molto meno permissiva dell\u2019Italia. Per amore della verit\u00e0, c\u2019\u00e8 da dire che questa sua caratteriale maniera non ha mai scalfito la suscettibilit\u00e0 della stragrande maggioranza della comunit\u00e0 parrocchiale, animata da spirito autenticamente cristiano. Confesso di essere stato io stesso ripeso, e non solo una volta, ma mai mi pass\u00f2 dalla mente l\u2019idea di frequentare altre parrocchie o di assumere atteggiamenti non consoni al cristiano peccatore che in una qualsiasi parrocchia del mondo si deve impegnare a vivere Cristo sotto la perfetta ubbidienza della guida incontrastata del parroco e non ad atteggiarsi in funzione del parroco di turno, pratica \u2013 questa \u2013 preferita e diffusa ieri come oggi. San Francesco, nel suo Testamento, scrisse: \u201cI sacerdoti voglio temere, amare e onorare come miei signori, e non voglio considerare i loro difetti, perch\u00e9 in essi io vedo il Figlio di Dio. E faccio cos\u00ec, perch\u00e9 in questo mondo non vedo con l\u2019occhio del corpo nulla dell\u2019Altissimo Figliolo di Dio, fuorch\u00e9 il Santissimo Corpo e Sangue, che i sacerdoti consacrano, ricevono ed essi soli distribuiscono agli altri\u201d.<\/p>\n<p>La seconda riflessione, invece, mi conduce a pensare se questa maniera \u201cdonmirkiana\u201d ha inciso in qualche modo nella decisione vescovile. Pu\u00f2 interessare questa conoscenza a distanza di tre anni da quell\u2019avvicendamento? Forse. Anzi, si! \u00a0ricordando che quella repentina uscita di scena ingener\u00f2 diverse sconsiderate illazioni in ambienti paesani, mai frenate e chiarite da nessuno, come invece andava fatto per rendere un sano servizio alla verit\u00e0. Prevalse la consegna del silenzio in perfetta osservanza allo stile della Chiesa come innanzi specificato e, cio\u00e8, che nelle difficolt\u00e0 le cose vanno sedate. Peccato che sia cos\u00ec! E come \u00e8 stato per il passato, lo sar\u00e0 sempre in ogni altezza, larghezza, lunghezza e profondit\u00e0 della Chiesa. Spero di vero cuore che don Mirko, ovunque si trovi, indipendentemente dalla sua maniera che sar\u00e0 difficile cambiare (perch\u00e9, in questo caso, non sarebbe pi\u00f9 don Mirko), stia bene nel cuore e nel corpo e che continui con proficuit\u00e0 a servire la Chiesa come ha egregiamente fatto a Santeramo. Poi, un giorno, sapremo tutto. Con il permesso di San Pietro, sul celeste ring del cielo, arredato da un tappeto trapunto di stelle e circondato dagli Angeli e dai Santi divertiti e applaudenti, ove vi fosse stato qualche contrasto terreno, potrebbe scapparci una goliardica scazzottata chiarificatrice. Tra chi? Ognuno di noi rifletta serenamente sulla vicenda e metta i guantoni a chi vuole. In attesa di quel giorno radioso e splendido, invocando la Misericordia di Dio ad essere tutti presenti, non mi rassegno all\u2019idea che si possa fare nella fratellanza qualcosa anche oggi, semmai nel corso delle prossime festivit\u00e0 natalizie, senza attendere quel confronto \u201cmuscolare\u201d nell\u2019aldil\u00e0.<\/p>\n<p>Credo che bel regalo sarebbe per tutta la comunit\u00e0 parrocchiale del SS. Crocifisso e per gran parte della cittadinanza cattolica invitare a Santeramo Don Mirko semplicemente per dirgli grazie, quel sincero grazie che gli \u00e8 dovuto per il servizio prestato, quel sentito grazie che alla stragrande maggioranza dei parrocchiani non \u00e8 stato possibile esprimere, quel gioioso grazie per tributargli quell\u2019onore e quella riconoscenza che gli spettano. Immagino che il primo ad essere felice pi\u00f9 di tutti sarebbe don Gianni Giove, ignaro di tutta questa storia, per l\u2019amabilit\u00e0 fraterna che lo contraddistingue e che, con certezza assoluta, non farebbe mancare al suo predecessore. Sono certo che anche l\u2019attuale vescovo della nostra Diocesi Mons. Giuseppe Russo farebbe festa con lo stesso spirito paterno della nota parabola del Figliol Prodigo non perch\u00e9 don Mirko sia stato un sacerdote \u201cdissoluto\u201d, tutt\u2019altro, ma solo per sincero gesto di affetto e di gratitudine. Per essere franco fino in fondo, sia di nome che di fatto, non penso che don Mirko accetterebbe. L\u2019ho conosciuto e apprezzato come ligio sacerdote ai suoi doveri e come uomo leale e sincero, ma anche come sacerdote energico e orgoglioso nei suoi cristiani convincimenti. Gli basterebbe sapere, comunque, che la stragrande comunit\u00e0 parrocchiale del SS. Crocifisso non lo ha dimenticato. Per\u00f2, chiss\u00e0, non succede, ma se succede\u2026 !?!?!?<\/p>\n<p>Chiudiamo gli occhi, allora, immaginiamo e preghiamo con la speranza che il prossimo Santo Natale sia straordinariamente indimenticabile per fare tutti esperienza, non in maniera platonica come si \u00e8 abituati a fare un po\u2019 tutti, della Parola di Ges\u00f9: \u201c\u2026se ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, l<em>ascia l\u00ec il tuo dono davanti all\u2019altare e va\u2019 prima a riconciliarti con il tu fratello e poi torna ad offrire il tuo dono<\/em><em>\u00bb\u00a0(Mt\u00a0<\/em>5, 23 \u2013 24. Quale destino sar\u00e0 riservato a questa proposta sicuramente scomoda? Penso che, con molta nonchalance, sar\u00e0 riposta negli appesantiti scaffali della cantina dell\u2019indifferenza perch\u00e9 la regola di sedare le difficolt\u00e0 che sorgono nel backstage delle sacrestie non pu\u00f2 essere scardinata. La gioia pi\u00f9 grande che avverto nel cuore, indipendentemente dall\u2019esito della proposta, \u00e8 che ora ho tolto un peso dalla mia coscienza, dispiaciuto per non aver stretto sinora la mano a don Mirko come doveroso gesto di ringraziamento e di gratitudine che molto ben volentieri avrei fatto con la mia Giulia e, come Giulia e me, una valanga di parrocchiani, salvo insignificanti eccezioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intatto rimane l\u2019insaziabile bisogno di verit\u00e0 che non conosceremo, mai salvo miracoli. 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