Qualche giorno fa ho raccolto la segnalazione di un cittadino che, dopo aver subito un intervento presso una struttura sanitaria convenzionata con il Servizio sanitario nazionale, necessita di cure e medicazioni per alcuni mesi. In un primo momento, nonostante alcune resistenze da parte di qualcuno all’interno della struttura, gli era stata garantita la continuità delle medicazioni proprio presso il luogo in cui era stato operato. Oggi, invece, quelle prestazioni sono state sospese e lo stesso cittadino è stato invitato, ancora una volta, a rivolgersi a infermieri privati a pagamento.
Questo cittadino mi chiede: <<non avendo disponibilità economiche ho diritto a ricevere le medicazioni post-operatorie a costo zero (o con il solo pagamento del ticket, se dovuto) attraverso il Servizio Sanitario Nazionale (SSN)?>>
A prescindere dalla disponibilità economica, ogni cittadino ha diritto alla continuità delle cure post-operatorie. Se l’intervento è stato eseguito in una struttura ospedaliera classificata o accreditata con il Servizio sanitario regionale, come nel caso segnalato, quella struttura è tenuta a garantire la presa in carico del paziente e il percorso assistenziale successivo, esattamente come avverrebbe in un ospedale pubblico.
Non ci sono differenze sul piano dei diritti del paziente tra un ospedale pubblico dell’ASL e un ospedale privato accreditato.
Una struttura privata accreditata o equiparata svolge una funzione pienamente integrata nel Servizio sanitario regionale della Puglia. Eroga prestazioni in regime di convenzione o accreditamento e i cittadini vi accedono per ricoveri, visite ed esami diagnostici tramite ticket o esenzione, con l’impegnativa del medico curante, esattamente come avviene negli ospedali pubblici aziendali o nei Policlinici.
Questo episodio offre l’occasione per una riflessione più ampia sul servizio sanitario in Puglia, dove l’accesso alle cure è diventato troppo spesso un percorso a ostacoli e dove a pagare il prezzo più alto sono le famiglie, gli anziani, i malati cronici e i cittadini economicamente più fragili. Il problema non riguarda soltanto le liste d’attesa: riguarda la capacità del sistema di garantire continuità assistenziale, prossimità territoriale, trasparenza e pari dignità tra strutture pubbliche e strutture accreditate. Per questo riteniamo che sia ormai tempo di superare una gestione centralizzata e burocratica che ha mostrato tutti i suoi limiti.
Il quadro statistico conferma questa percezione. Secondo i dati richiamati dal Rapporto civico sulla salute 2025 di Cittadinanzattiva, nel 2024 in Puglia il tasso di rinuncia alle prestazioni sanitarie ha raggiunto il 10,9%, con un aumento di 2,5 punti percentuali rispetto al 2023. Il tema delle liste d’attesa pesa in modo decisivo: tra le segnalazioni raccolte a livello nazionale, le difficoltà di accesso alle cure sono legate soprattutto alle liste d’attesa, al funzionamento dei CUP e al ricorso alla libera professione intramoenia.
Anche gli indicatori strutturali mostrano una sanità regionale sotto pressione. Nel 2024 la spesa sanitaria corrente della Puglia è stata pari a 8.896,9 milioni di euro, in aumento del 4,3% rispetto al 2023; tuttavia l’aumento della spesa non si traduce automaticamente in maggiore accessibilità. Nel 2023, secondo i dati statistici nazionali, la Puglia disponeva di 12.194 posti letto pubblici e 2.568 posti letto accreditati, mentre il tasso complessivo di posti letto ordinari si attestava intorno a 2,9 per mille residenti, con una quota significativa garantita da strutture private accreditate. Questa fotografia conferma che il sistema pugliese è già, nei fatti, un sistema misto: pubblico e privato accreditato concorrono entrambi all’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza.
A rendere ancora più evidente la necessità di cambiare passo è il fatto che le difficoltà della sanità pugliese non restano confinate nei bilanci regionali: arrivano direttamente nelle tasche dei cittadini. L’aumento dell’addizionale regionale IRPEF, previsto per contribuire alla copertura del disavanzo sanitario, è un segnale che non può essere ignorato. Quando un sistema accumula squilibri per anni, tra scelte rinviate, organizzazione inefficiente, controlli deboli e programmazione spesso insufficiente, il risultato è che a pagare sono sempre gli stessi: lavoratori, pensionati, famiglie e imprese. Ed è proprio a quel vasto numero di cittadini pugliesi che ritengono, a giusta ragione, il sistema sanitario regionale insoddisfacente che bisogna parlare con chiarezza: pagare di più può essere accettato solo se corrisponde a cure più accessibili, tempi più brevi, maggiore trasparenza e una reale libertà di scelta tra le strutture disponibili. Diversamente, non si chiede un sacrificio per migliorare la sanità, ma si finisce per coprire il costo di errori che non devono più ripetersi.
Sul piano storico, il Servizio sanitario nazionale nasce nel 1978 con la legge n. 833, fondata sull’universalità dell’assistenza e sull’eguaglianza nell’accesso alle cure. Le riforme degli anni Novanta hanno poi introdotto l’aziendalizzazione delle unità sanitarie locali e il ruolo delle Regioni nella programmazione e gestione dei servizi. In questo contesto, la Puglia ha costruito nel tempo una rete sanitaria regionale articolata tra ASL, aziende ospedaliere, Policlinici, IRCCS e strutture private accreditate. Proprio per questo, oggi non ha senso contrapporre ideologicamente pubblico e privato accreditato: il punto decisivo è garantire al cittadino il diritto concreto alla cura, nei tempi giusti e nella struttura più adeguata.
La nostra proposta liberale si fonda su un principio chiaro: la salute al centro, la libertà di scegliere al paziente. Per ridurre drasticamente i tempi di attesa, garantire continuità assistenziale e rendere il sistema più efficiente proponiamo:
- Libertà di scelta vera: il budget sanitario regionale deve seguire il cittadino. Ogni paziente deve poter scegliere liberamente se curarsi in una struttura pubblica o in una struttura privata accreditata, a parità di condizioni e senza costi aggiuntivi, quando la prestazione rientra nei Livelli essenziali di assistenza.
- Valutazione e meritocrazia nelle ASL: i vertici sanitari devono essere selezionati per competenze gestionali e valutati su indicatori di performance chiari, misurabili e pubblici: tempi di attesa, continuità delle cure, qualità percepita, appropriatezza delle prestazioni, mobilità sanitaria passiva e capacità di presa in carico dei pazienti fragili. L’incarico deve essere legato ai risultati effettivamente conseguiti.
- Open data sulle prestazioni: pubblicazione in tempo reale dei dati su disponibilità, costi, tempi d’attesa, volumi di attività e percentuale di prestazioni erogate entro i tempi previsti, per ogni struttura della rete regionale, pubblica o privata accreditata.
Questo modello implica la fine degli interventi a pioggia e una qualificazione reale della spesa pubblica: non più risorse distribuite senza misurazione dei risultati, ma un sistema competitivo, trasparente e responsabile, capace di premiare l’efficienza, valorizzare le strutture che funzionano e mettere al primo posto il diritto alla salute dei pugliesi. La continuità assistenziale non deve restare un principio astratto: deve essere un dovere preciso, controllabile e rispettato. La struttura che prende in carico un paziente lo opera o lo dimette, deve accompagnarlo anche nella fase successiva, garantendo medicazioni, controlli e prestazioni necessarie, senza scaricare su di lui l’onere di cercare soluzioni private o a pagamento proprio nel momento di maggiore fragilità. La vera sanità pubblica non coincide con il monopolio dell’offerta, ma con la garanzia effettiva che ogni cittadino possa curarsi nei tempi giusti, nella struttura più adeguata, senza discriminazioni economiche e senza essere abbandonato dopo l’intervento.
Santeramo, 16 agosto 2026
Michele Digregorio
Già Sindaco di Santeramo, I LIBERALI per la Puglia


