La mafia siamo noi? Riflessioni su una responsabilità diffusa

La celebre frase di Leonardo Sciascia, “La mafia eravamo noi”, pronunciata sulle pagine di un saggio che analizzava il compromesso e la connivenza sociale, ci costringe ancora oggi a un esame di coscienza spietato.

Ma se facciamo un passo avanti e decliniamo il concetto al presente – “oggi la mafia siamo noi” – il senso si sposta dal passato giudiziario a una dimensione quotidiana, sottile e pericolosamente diffusa.

Non si tratta di equiparare il singolo cittadino agli uomini d’onore o ai vertici delle organizzazioni criminali. Piuttosto, significa riconoscere che la forza della mafia non risiede soltanto nelle armi o nell’intimidazione violenta, ma nel terreno fertile dell’indifferenza, del compromesso al ribasso e della miopia civile.

Accettare raccomandazioni, saltare le file o cercare la sponda “dell’amico influente” significa alimentare quel sistema clientelare su cui le mafie prosperano.

Girarsi dall’altra parte di fronte a un sopruso, a un’estorsione mascherata o a un atto di corruzione minore trasforma la quiete individuale in una resa collettiva.

Per decenni abbiamo delegato la lotta alle mafie quasi esclusivamente alle forze dell’ordine e alla magistratura. Gli arresti, i sequestri di beni e le sentenze di condanna sono tasselli fondamentali e irrinunciabili, ma non bastano. Una mafia decapitata si rigenera se il humus culturale che la sostiene rimane intatto.

La vera rivoluzione culturale consiste nel comprendere che l’antimafia non è una categoria dello spirito o una ricorrenza da celebrare con cerimonie di facciata, ma una pratica quotidiana. Significa scegliere la trasparenza quando converrebbe l’opacità, pretendere diritti senza cedere ai ricatti dei privilegi e insegnare alle nuove generazioni che il merito vale più della raccomandazione.

Dire che “la mafia siamo noi” non è un atto di cinismo rassegnato, ma il punto di partenza per riprendersi il controllo della propria comunità. Se la criminalità si nutre della nostra debolezza morale, la democrazia cresce grazie alla nostra integrità quotidiana.

Sconfiggere la mafia non significa soltanto sradicare un’organizzazione criminale, ma estirpare la mentalità mafiosa che alberga, a volte inconsapevolmente, nelle piccole abitudini di ciascuno.

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