C’era una volta un sindaco con la fascia tricolore, le scarpe impolverate dai sopralluoghi nei cantieri e l’agenda intasata da delibere, incontri con i cittadini e infinite riunioni anche con la minoranza politica.
Oggi, in un numero sempre crescente di comuni, quella figura sembra appartenere alla preistoria. Al suo posto è arrivato il Sindaco-Influencer: uno smartphone sempre a portata di mano, l’inquadratura perfetta a favor di luce e un’ossessione compulsiva per l’ingaggio della propria tifoseria. Una vera e propria patologia scoperta con molto ritardo e per la quale il mondo sta correndo ai ripari.
Il risultato? Una città virtuale che brilla di efficienza nei video da trenta secondi, e una città reale che, nel frattempo, perde i pezzi.
La politica del “Content Creation”
Per il primo cittadino digitale, ogni evento diventa un pretesto per fare content. L’inaugurazione di una panchina o di una nuova attività commerciale viene celebrata con la stessa enfasi dello sbarco sulla Luna. Ma la pubblicazione sui social di questi eventi e la successiva apposizione dei like di una tifoseria sempre più contata è linfa insostituibile per la vita.
Il paradosso del feed: Se un problema non genera like, per il sindaco-influencer semplicemente non esiste.
Mentre i commenti si riempiono di cuoricini ed emoji d’approvazione da parte di follower che spesso non votano nemmeno nel proprio comune, i problemi strutturali vengono sistematicamente “skippati”. Le buche stradali, la mancata pulizia delle strade, la società diseducata e in difficoltà non sono abbastanza aesthetic per essere mostrati nelle Stories. Queste richiedono tempo, studio e lavoro dietro le quinte: l’esatto contrario dell’esternalizzazione immediata che richiedono i social.
Amministrare non è un trend di Facebook
Il vero nodo della questione è il tempo. La giornata di un amministratore locale è fatta di 24 ore. Se quattro di queste vengono spese per pianificare il piano editoriale sui social, due per girare i video, una per controllare il gradimento dei commenti e un’altra per rispondere agli “hater” ed eventualmente oscurarli, quanto tempo resta per studiare le migliori strategie di crescita di un paese e della società e migliorare le proprie lungimiranze spesso assenti?
La narrazione costante crea un’illusione ottica pericolosa. Si confonde la comunicazione dell’azione politica con l’azione politica stessa. Si finisce per governare per l’algoritmo, inseguendo la polemica del giorno o il meme del momento.
Il risveglio dei cittadini
Fortunatamente, l’incantesimo dei social ha una data di scadenza. Arriva sempre il momento in cui i cittadini, stanchi di vedere il proprio sindaco ballare nei reel o fare dirette strappalacrime per spiegare quanto sia “cool” il suo modo immaginario di amministrare, alzano gli occhi dallo schermo.
E quando lo fanno, vedono un incomparabile degrado urbano, le strade sporche e martoriate, la viabilità e molte decisioni urbanistiche spesso senza logica e in molti casi riconducibili a meri rapporti clientelari. A quel punto, l’unica cosa che rischia di essere “fatta fuori” non è un commento scomodo, ma la fiducia degli elettori. Perché alla fine, quando si chiude l’app, la realtà presenta sempre il conto. E purtroppo, non lo si può pagare in follower.