Il Presidente eletto ha ottenuto una vittoria schiacciante tra coloro che si sono recati alle urne, superando di gran lunga il suo principale sfidante e ottenendo un forte mandato con i l 63,97% dei voti validi è un segnale di forte consenso all’interno della sua base elettorale e tra i cittadini motivati a votare; questa percentuale legittima la
sua leadership e gli fornisce la maggioranza necessaria per governare. Il risultato evidenzia la sua capacità di mobilitare l’elettorato, forse grazie a una macchina organizzativa più efficiente, un messaggio più chiaro, forse la percezione di maggiore stabilità o una maggiore esposizione mediatica grazie al ruolo politico ricoperto. Tuttavia, il successo è limitato dalla bassa affluenza e, la realtà ci dice che solo il 27,40% sull’intero corpo elettorale ha deciso il nuovo Governatore della nostra Regione, ponendo, pertanto, una questione di legittimità politica, se non costituzionale. È un successo elettorale, ma non un successo di popolo . Nonostante la rielezione, la bassa affluenza e il contesto politico suggeriscono che l’elettorato ha espresso un netto giudizio negativo sul
ventennio di governo regionale in continuità con cui si pone il neo-eletto Presidente . Il Presidente eletto, pur vincente, è percepito come chiaramente in continuità con le amministrazioni precedenti, e la bassa affluenza ( il 57,17% degli elettori ha scelto di non votare ) non è solo apatia, ma può essere interpretata come un voto di protesta silenzioso e una sfiducia verso la classe dirigente che ha consolidato il proprio potere in venti anni di ininterrotto Governo regionale.
Molti elettori hanno ritenuto che il bilancio del ventennio non fosse sufficientemente positivo da giustificare un nuovo mandato, ma hanno preferito astenersi piuttosto che optare per l’alternativa proposta, ecco allora che l’astensione diventa il primo partito e il principale indicatore di insoddisfazione per lo status quo.
In tutta onestà deve riconoscere che la vittoria del Presidente è stata resa possibile anche dalla debolezza e dall’insoddisfazione che la proposta politica del centrodestra ha suscitato nell’elettorato. L’alternativa non è stata percepita come sufficientemente credibile, unitaria o convincente da rappresentare una vera opzione di cambiamento perché, se il centrodestra non riesce a capitalizzare l’enorme malcontento espresso dall’astensione
( il 57% di non votanti ), ciò è un chiaro segnale che il suo progetto politico è stato ritenuto insoddisfacente.
L’elettorato non ha visto una differenza sostanziale o un miglioramento tale da giustificare il passaggio dalla continuità del centro-sinistra alla discontinuità proposta dal centrodestra. In sostanza, il centrodestra non ha saputo intercettare i voti di protesta e delusione che si sono rifugiati nell’astensione.La scarsa affluenza alle urne (42,83%) è la chiave di lettura che spiega i dati e rappresenta il dato politico più rilevante, tanto che la maggioranza degli elettori ha deciso di delegittimare l’intero sistema politico non partecipando.
La sfiducia non è diretta solo verso il governo regionale uscente, ma anche verso l’opposizione. Il cittadino medio ha concluso che nessuna delle due proposte in campo ( né la continuità, né l’alternativa ) meritasse il suo voto.
In conclusione, l’esito elettorale è un voto di protesta silenzioso mascherato da una vittoria netta. Il Presidente ha vinto per la sua capacità di mobilitazione e, molto probabilmente anche per l’inadeguatezza dell’alternativa, ma la politica nel suo complesso ha fallito per non essere riuscita ad intercettare oltre la metà dei suoi
elettori.
Per quanto riguarda più specificatamente la nostra città di Santeramo, la presenza di quattro candidati locali avrebbe dovuto, in teoria, agire come un potente catalizzatore per la partecipazione civica, perché in genere i candidati del territorio portano naturalmente argomenti più vicini, conoscenza diretta dei problemi che solitamente spinge gli elettori a recarsi alle urne.
Il fatto che, nonostante questa mobilitazione cosiddetta di “prossimità”, l’affluenza è rimasta bassa, dimostrando che la sfiducia non è solo un fenomeno lontano, ma ci dice che gli elettori non hanno creduto che nemmeno i propri concittadini, candidati a ricoprire un ruolo istituzionale, potessero realmente fare la differenza o che il
meccanismo regionale fosse troppo complesso e distante per essere influenzato dal voto locale.
L’astensione a Santeramo, in questo contesto specifico, si è trasformata in un doppio
giudizio negativo:
1. Verso la politica del ventennio del governo regionale e della proposta, in continuità, rappresentata dal cosiddetto campo largo di centrosinistra; 2. Verso l’efficacia della politica amministrativa locale, considerato che la presenza dei candidati locali non è stata percepita abbastanza sufficiente per mobiliare gli elettori a
recarsi ai seggi elettorali. Il risultato di Santeramo amplifica, dunque, la conclusione: la maggioranza
dell’elettorato ha espresso un netto rifiuto verso l’intera offerta politica, ignorando persino gli appelli personali e diretti dei candidati del proprio territorio.
Per il centrodestra ( per restare nella metà campo appartenente alla mia cultura e posizione politica di Liberale-Conservatore ), il punto non è quello dell’eventuale azzeramento delle dirigenze regionali o locale dei partiti, ma piuttosto quello di superare le dinamiche interne basate sui veti e concentrarsi sulla creazione di una
proposta politica solida, unita e credibile. Solo così il centrodestra potrà intercettare quell’enorme massa di elettori delusi e sfiduciati che, oggi, si rifugia nell’astensione e, forse, tornare a vincere a Bari come a Santeramo.
Quanto alle cosiddette leadership regionali o locali, per parlare di un dibattito che si aprendo nel campo del centrodestra dopo questa tornata elettorale, queste non si possono imporre o autodeterminarsi, ma vengono riconosciute in modo naturale dagli elettori per quello che ognuno riesce a rappresentare con il proprio costante impegno politico sia nel dare voce ai cittadini che nel saper proporre soluzione ai problemi di una intera comunità.
Quando le candidature vengono percepite come calate dall’alto o frutto di “spartizione” tra i partiti, senza un effettivo radicamento e consenso sul territorio, si genera una disconnessione fatale con la base elettorale che determinano le inevitabili sconfitte elettorali.
Concludo questa breve riflessione esprimendo sinceri Auguri di buon lavoro al Presidente Antonio Decaro, con l’auspicio che il suo prossimo governo sappia interpretare il profondo senso di insoddisfazione e la richiesta di cambiamento che la vasta astensione dei cittadini pugliesi ha gridato con il suo silenzio; così come auspico una maggiore incisività da parte della amministrazione cittadina per una politica con qualche selfie in meno e più attenta ai reali bisogni della comunità.
ELEZIONI REGIONALI: IL SUCCESSO DEL PRESIDENTE ELETTO E “UNA VITTORIA A METÀ”! LA NOTA DI
I Liberali per Santeramo
Michele Digregorio
Già Sindaco di Santeramo