25/11/2017 06:56
UNA CONFERMA CHE NON PORTA SERENITA’

UNA CONFERMA CHE NON PORTA SERENITA’

“ Attacc’ u ciucce a do vole u patrune”, ossia: “ lega l’asino dove vuole il padrone”.

 

Questa nostra antica dialettale massima, generalmente oscillante tra consiglio e intimazione, pare trovare puntuale applicazione in odierni accadimenti.

D’Ambrosio “patrune” ha “comandato” e Ufficio di Polizia Locale ha eseguito. Prematuro aggiungere “Amen”  (“così sia! ”)  perché domani  potrebbe non essere più così.

Le richieste controdeduzioni al proposto ricorso gerarchico, utili al decidere del Ministero, sono state rese note e debitamente rimesse (atto prot. n.19999 Reg.Ord. n.48 datato 06/10/201).  Rimane ora l’attesa di conoscere le risultanze del sopralluogo del Provveditorato Interregionale alle OO.PP. per la Puglia, anch’esso chiamato a esprimersi “con esauriente relazione per ogni singolo motivo di ricorso”.  Partita quindi tutt’altro che chiusa.

Il Comando della nostra Polizia Locale, nelle motivazioni che lo hanno portato a confermare l’esecutività (sempre  provvisoria) dell’Ordinanza n.26 del 14 luglio 2015, sostiene il sussistere di “ragioni di urgenza”, così motivando: “ le modifiche apportate alla viabilità urbana (inversione del senso di marcia in Via Iacoviello) non consentono né il ripristino della fermata precedentemente esistente in via Iacoviello, né il ripristino della fermata esistente in Via Gioia, tratto compreso tra corso Tripoli e Via Derna, in quanto si renderebbe difficoltoso, se non impossibile, la manovra di fermata degli autobus di linea, subito dopo la svolta a destra, per i mezzi provenienti da Corso Tripoli”.

Eccoci pertanto, puntualmente, al nervo scoperto dell’autoritaria mai collegialmente concordata decisione dell’inversione del senso di marcia di Via Iacoviello, fonte di frizioni, dissensi, aspri attriti, vibrate proteste e inascoltate richieste di ripensamento, che, ove fosse , non sarebbe segno di debolezza ma testimonianza di seria capacità al riflettere e al saper ritornare sui propri passi.

Percorso impensabile in un soggetto affetto da sordità e incapacità gestionale-politica irreversibili,  negato alla mediazione, irritante e irridente, da convinzione dilagante tenuto in vita solo per presenza di pretoriani abbarbicati al tanto agognato strapuntino da mantenere e difendere, costi quel che costi.

Notizie di giornata registrano un ricorso al TAR., esplosivo nelle motivazioni, e il deflagrare  impietoso di Cecca, consigliere PD di maggioranza, non più disposto a reggere il moccolo. Gabriele unica rondine destinata a non far primavera o primo anello di una catena prossima allo strappo?

Con qualche interrogativo, torno alle controdeduzioni presentate,.

Dall’invito ministeriale a presentare “ esauriente relazione per ogni singolo motivo del ricorso e ogni altro atto utile al fine del decidere” si evince chiaramente l’essere in presenza di più “lagnanze”. In che numero e qualità? E quali e quanti gli atti amministrativi inviati dal nostro Comune a propria difesa?

Se d’acchito lodevole è in sé il proposito a voler decongestionare  il centro cittadino dal traffico veicolare onde conseguire beneficio ambientale, contestuale controllo deve esserci a non stravolgere altri delicati equilibri, per non finire dannoso pannicello caldo, non atto a risolvere il problema.

E ancora: dal momento che è la Direzione Generale per la Sicurezza Stradale ad essere chiamata ad interessarsi sull’avvenuta collocazione di fermata autobus in corrispondenza di ingresso di esercizio lavorativo, non deve essere di tutti la preoccupazione (e non solo quindi della ricorrente) ad assicurarsi della piena osservanza di ogni norma in materia di sosta veicoli e conseguente pubblica incolumità, come codice stradale prescrive?

Al  sacrosanto diritto di ciascuno a svolgere la propria attività lavorativa nella maniera più serena e consona, quale attenzione è stata posta? Il lavoro è fatica ed aggravarlo con sbadataggine richiede correzione. D’Ambrosio è capace di emendarsi? Da un primo cittadino portato a comportarsi da dispotico (“ il sindaco sono io e perciò si fa quello che decido io!” )  si è portati a fidarsi assai poco. Anzi per nulla affatto.

3 commenti

  1. Fabrizio, ma che dici…?! “non dobbiamo inveire contro..” già il termine inveire è INAPPROPIATO, Qui non si inveisce, ma si muovono giuste critiche, anche se colorite, verso un individuo che scalcia i suoi concittadini come un MULO. E che dobbiamo fare, se nu CIUCC ammen stampt a tutt, lo dobbiamo lasciar stare perchè, tanto è inconsapevole?!! Tant iè nu pover CIUCC..lasciamolo stare!!!

  2. OGNUNO DI NOI HA DEI LIMITI! NON DOBBIAMO INVEIRE CONTRO CHI E’ SOLTANTO COLPEVOLE DI NON CAPIRLO.IL SIGNOR SINDACO D’AMBROSIO E’ CONVINTO DI ESSERE PERFETTO, E I SUOI CORTIGIANI GLIELO FANNO CREDERE: TUTTO QUI.

  3. Nel nostro caso sia u ciucce ca u patrun sono scambiabili, è difficile capire chi dei due è più asino dell’altro. E questo è anche un complimento se pensiamo alla generosità di un quadrupede che ha cervello da vendere, almeno ai nostri attori interessati dalla vicenda. Insomma per trovare campioni peggiori di questi non è affatto facile.

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