17/10/2017 19:02
TRAGUARDO IN VISTA

TRAGUARDO IN VISTA

Un professore universitario, un insegnante di religione in cerca di riconferma, tre avvocati e un ex dirigente scolastico, questi i sei in corsa per Palazzo di Città. Accanto a loro 300 aspiranti consiglieri variamente collocati. Chiamati al voto in 23760 su una popolazione di 26734 abitanti.

Ancora una manciata di ore e microfoni e telecamere si spegneranno per riaccendersi a celebrare un vincitore o prepararsi ad un ballottaggio.

Ventiquattro ore  di pausa utili ai protagonisti per riprender fiato e a noi per riflettere sul tanto che abbiamo ascoltato:

 “…in politica l’io non esiste e noi siamo una squadra…siamo quelli che hanno contato le buche che hanno ridotto le nostre strade a gruviera…  quelli del canile lager…del Palazzetto dello Sport ancora inagibile…delle tante storture… noi contro chi è stato sindaco allontanato dal proprio partito e perciò sindaco uscito e non uscentenon esiste il governare ma l’amministrare…siamo stati opposizione…ci lasciano debiti da capogiroanticipazione di cassa per un milione e cinquecento mila eurodebiti reali e lasciti virtuali… noi ci siamo”; ( Riviello).

 “…non vogliamo polemizzare con nessuno…la nostra attenzione sarà subito sul fare squadra… sull’assurdità di parametri impostati a vanvera sulla riscossione  delle tasse…Santeramo è diventata città dei lucchetti e noi vogliamo spazi aperti…apriamo tavoli di lavoro e ascoltiamoci…da soli non si va da nessuna parte…lavoriamo insieme e Santeramo diverrà ciò che merita”. ( Nuzzi e liste).

 

…ritroviamo il gusto della politica, il gusto di essere cittadini!…c’è voglia di cambiamento e noi saremo i vostri portavoce…vista lunga ma ravvicinata nel vedere i tanti problemi…votate con la vostra testa e il vostro cuorela matita che troverete nell’urna sia in presa diretta con il cervellol’accusa di essere forestieri è una condizione mentale che hanno i politici che non pongono al primo posto gli interessi reali della cittàdateci energiaabbiamo bisogno di voi”.( Baldassarre).

   “…un miliardo e 700mila euro, destinati ad allevatori e aziende agricole, sono fermi in Regione per negligenza e burocrazia…nella persona del nostro aspirante sindaco siamo già all’opera per sboccarli…sarà ossigeno per i nostri lavoratori e la nostra terra”. (Laquale e liste).

 …abbiamo sguardo al futuro… si vince tutti insieme…insieme è la traccia della nostra campagna elettoralenon un uomo solo al comando che si guarda allo specchio e si bea di quanto è bello e di quanto è bravo, ma un primus inter pares…(Pagano, segretario provinciale); … un gruppetto di veterostalinisti voleva imporsi senza discussione, senza valutazione, soprattutto senza votazione…i cittadini prima li cacciava, ora dice di ascoltarli… ex sindaco deleterio per il PD e per il centro sinistra nel suo complesso…abbiamo sbagliato nel candidare una persona che non meritava…io sono il sindaco e comando io… autoritario e capricciososradica una pineta e non è in grado di presentare giustificazione…non merita di essere rieletto…”. ( Bellisario e Zeverino in comizio della coalizione del centrosinistra).

  “abbiamo praticato metodologia della trasparenza, della lealtà e della chiarezzanon abbiamo rubato e i soldi sono stati spesi per la realizzazione delle tante opere…abbiamo preservato l’ambiente…800 querce messe a dimora…10mila metri di suolo, prima donati alla Chiesa e ora tornati al Comune che non vedranno un solo metro di cemento ma solo destinazione a zona verde perché abbiamo bisogno di respirare aria salubre…ci ripresentiamo per i prossimi cinque anni per continuare a rendere trasparenza, onestà e legalità e completare le opere avviate e non completate”.( D’Ambrosio).

Tutti a promettere. Tutti ad impegnarsi. Tutti paladini del bene comune. Uno solo, con ben malcelata rabbia in corpo, a meditare rivincita.

Tutti a riflettere. I sicuri a cercar conferme.  I dubbiosi a trovar certezze.

 In attesa dei risultati di questa campagna elettorale tutta nostra, il consiglio a rilassarsi leggendo magari “Come la fi e fi”, una raccolta di poesie in vernacolo nostrano, autore il nostro Donato che di sé dice: “ io mi chiamo Donato Bitetti e sono di Santeramo; ho pochi pregi e molti difetti, ma molti di coloro che si credono perfetti sono forse brutta copia di me Bitetti”.

 Delle oltre cinquanta poesie che compongono il gustoso opuscoletto ne propongo una. Forse può trovare il suo piccolo spazio in questa vigilia di tornata amministrativa:

 

    fatte accattè                                                             fatti comprare

 

Stéve nu ciuccie calcénére e rétépete                           C’era un asinio scalcinante e sfaticato

ca u patrune se vennì p’la déspérazione.                     che il padrone si vendette per la disperazione,

Doppe tant’anne, a Fére ‘u Patrone                            Dopo tanti anni,alla fiera del Patrono,

tra puerce e zaraffe s’acchiorne arrete.                       tra porci e mediatori si trovarono di nuovo.

 

Quanne u ciuccie védì u vecchie patrune,                    Quando l’asino rivide il vecchio padrone

s’aggiuistò i ziaredde sop’o pile lustrante;                  si aggiustò i nastrini sul pelo luccicante:

do’ zanzéne cunzéte, paréve nu sante,                          dal mediatore conciato, pareva un santo

jere nu priscie pe uagnedde e uagnune.                        era una gioia per ragazze e ragazzi.

 

Ragghiò u ciuccie:- Accattéme arrete!                          Ragliò il ciuco:- Comprami di nuovo!

Tu me ténive sop’a na chiante de méne.                        Tu mi tenevi sopra una pianta di mano

Me vulive bene pure chiù de n’atténe,                           Mi volevi bene più di un padre,

…jì pe’ la fatì no me déve me ‘ndrete!                           …io per la fatica non mi tiravo mai indietro!

 

Pu’ triste déstine ne so aggérrete patrune                     Per triste destino ne ho girato di padroni,

e doppe tanta “cunziglie” mo sò cangiéte.                    ma dopo tanti “consigli” ora sono cambiato.

E’ vere, u vélene qualche volte te’ déte,                        E’vero, il veleno qualche volta ti ho dato,

ma mo pe te me stochie pure désciune!-.                       ma ora per te me ne sto pure digiuno!.-

 

Redì u patrune, e ‘nge dette do mosce:                         Sorrise il padrone e gli dette due pacche:

– Si stete sembe magabbonde e capacchione                        Sei stato sempre scansa fatiche e testone

A lavarte la chépe sò perse jacque e sapone.               A lavarti la testa ho perso acqua e sapone

…Mo, fatt’accattè, da ci na te canosce!-.                     …Ora fatti acquistare da chi non ti conosce!

 

Buon voto a tutti.

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