21/11/2017 05:40
QUEL TEATRO CHE NON CONOSCE CRISI

QUEL TEATRO CHE NON CONOSCE CRISI

“Non ci sono soldi!” è l’affermazione abusata da chi ci amministra. Ma se si tratta del teatro allora il comune è un buon finanziatore! 

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Det.ne n. 305 del 24/12/2014

Si alza il sipario e va in scena l’ennesimo complotto ai nostri danni. Il Comune di Santeramo si è trasformato in un grasso benefattore che ha elargito € 30.969,10 per sostenere la stagione teatrale 2014/2015 del “Teatro pubblico pugliese” andata in scena al teatro Il Saltimbanco. Un cartellone che conta non più di sette kermesse, la prima portata sul palco  il 30 novembre 2014, l’ultima il 17 aprile 2015.

Con questo articolo accendo i riflettori su quest’amministrazione che strizza l’occhio agli amici degli amici.
Ad una comunicazione istituzionale soppressa per esiguità di soldi pubblici fa da contraltare un teatro foraggiato con contributi amichevoli. Entrambi appartenenti alla famiglia “Cultura” ma sono figli e figliastri.
Decine di mila euro distribuite al teatro per spettacoli che hanno incontrato il gradimento di una sparuta minoranza della popolazione. Non si senta chiamato in causa il Teatro Pubblico Pugliese a cui va il merito di aver portato sul palco professionisti di chiara fama con un’offerta di spettacoli di indubbio valore artistico ma che evidentemente hanno soddisfatto il gusto del “club d’elite” di Santeramo.  Perché, se proprio dobbiamo dirla tutta, tirare fuori dal portafoglio una media di 15 euro a spettacolo, di questi tempi significa privarsi di una busta della spesa. Privilegio che oggi appartiene a una sempre più assottigliata fetta di famiglie santermane. E il numero di poltrone riempite a teatro è lo specchio di questa condizione socio-economica.
Una proposta? Eccola! Così come nel calcio si investe nelle squadre dei pulcini, perché chi ci amministra non punta sullo sviluppo delle piccole compagnie teatrali di cui Santeramo può vantare?
Seguendo le commedie in vernacolo santermano di Peppino Cacciapaglia e di altri registi locali, trasmesse da TRC,  mi sono stupita nel vedere come nostri amici, conoscenti, parenti si mettano in gioco sul palco, con una preparazione rigorosa e una comicità contagiosa. Il tutto gratuitamente e senza che possano beneficiare di alcun finanziamento comunale. A differenza dei big del teatro.
Accanto alle compagnie teatrali, il nostro paese pullula di scuole di danza, canto, e arti varie con centinaia di famiglie coinvolte. Questi gruppi organizzano con grande impegno saggi e eventi, costruiscono scenografie, realizzano costumi e poi non hanno luoghi adatti dove esibirsi e finiscono per tenere le loro performance in palestre, o negli auditorium delle parrocchie con acustiche inadeguate e senza un’illuminazione decente. Un lavoro impegnativo che perde valore per mancanza di spazi minimi. E a questi saggi partecipano tantissimi concittadini, centinaia a rappresentazione, perché arrivano genitori, fratelli, nonni e zii.
Un grande patrimonio di cultura e impegno che viene svilito dal disinteresse di Sindaco e assessore. E intanto la nostra amministrazione continua a sovvenzionare gli amici stretti.  Invece perché non iniziamo a concedere spazi e benefici economici a questi gruppi amatoriali? A queste iniziative? Sarebbe necessario deviare una somma che è già nel capitolo di spesa ma è destinata ad un ente esterno, verso la promozione della nostra verace e genuina cultura.

Diffondere passione per l’arte a livello di massa è uno strumento per sviluppare arte e cultura ma è anche uno straordinario sistema per fare fronte al disagio sociale. E’ un investimento sul proprio territorio che costa veramente poco rispetto a quello che offre.

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