21/11/2017 15:01
OTTO MARZO: C’ERANO UNA VOLTA LE FEMMINISTE

OTTO MARZO: C’ERANO UNA VOLTA LE FEMMINISTE

Se Vendola e il suo “marimoglie” vogliono essere papà, allevassero un animaletto da cortile.

Otto Marzo, Festa Internazionale della Donna. Quest’anno è sicuramente una festa diversa da tutte le altre. Non solo per la recente legge sulle unioni civili, ma per riflettere anche sul noto sciacallaggio di Vendola. Un tempo c’erano le femministe, la parte rivoluzionaria delle donne, che si battevano per nuovi ideali. Lottavano contro l’egemonia maschilista, per avere un maggiore peso nella politica e nella società, per il rispetto del loro corpo concepito come macchina sessuale (il corpo è mio e me lo gestisco io, gridavano nelle piazze); rivendicavano diritti contro l’asservimento della donna; si ribellavano contro la loro atavica subordinazione che, in qualche modo, continuava a schiavizzarle. Accanto a loro, le forze politiche di sinistra, i loro leader tra cui Vendola, e i loro quotidiani, in specie “Il Manifesto”.

A tutto questo movimento che, in forme diverse, è ancora molto presente nel nostro Paese e nel Parlamento, nella ricorrenza di questa festa, vorrei porgere una domanda: cosa ne pensa della mostruosità morale di Vendola, da sempre accanito paladino del femminismo? Questo bambino, figlio di un assemblaggio sessuale aberrante, scippato alla donna indonesiana che lo ha cresciuto nel grembo benché non fosse suo, costruito come in una catena di montaggio, quale effetto suscita? Questo bambino può essere portato in Italia o in un qualsiasi altro Paese dove si rispetta davvero la dignità della donna e della famiglia? Questo figlio di Dio, a prescindere, non è meglio che vada restituito alla donna che lo ha portato in grembo per nove mesi?

Di certo, in Italia non può essere “importato”. Se ciò avvenisse, sarebbe un clandestino e, come tale, andrebbe immediatamente espulso. Se Vendola e il suo “marimoglie”, vogliono essere papà e festeggiare la festa del 19 marzo, allevassero piuttosto un animaletto da cortile. E si facessero pure una famiglia numerosa e rumorosa.

Contro questo abominio, grido: viva la Donna. Viva la Donna che non si compra né si vende. Viva la Donna che si fa rispettare e che rispetta. Viva la Donna che ama e che viene amata. Viva la Donna che aiuta e che viene aiutata. Viva la Donna per quella che è nella sua autentica identità. Viva la Donna per quello che è con la sua eleganza e la sua bellezza, e per quello che così deve continuare ad essere. Viva la Donna. Per Lei, non solo mimosa, ma petalosi e profumati fiori tutti i giorni dell’anno.

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