20/02/2020 21:53
Messaggio dell’Arcivescovo Mons. Giovanni Ricchiuti, Vescovo di Altamura – Gravina – Acquaviva delle Fonti, in occasione del S. Natale 2019.

Messaggio dell’Arcivescovo Mons. Giovanni Ricchiuti, Vescovo di Altamura – Gravina – Acquaviva delle Fonti, in occasione del S. Natale 2019.

DA BETLEMME… AI CONFINI DEL MONDO

Messaggio
per il Natale 2019

Sorelle e fratelli, donne e uomini amati dal Signore,

il Natale è ormai alle porte e, mentre vi scrivo questo Messaggio, all’alba della quarta domenica di Avvento, condivido con voi, spero, uno stesso sentimento di gioia e di festa, perché il Signore è vicino!
Ci ritroveremo nelle nostre chiese parrocchiali, dopodomani notte, in vigilante attesa, in quella suggestiva e commovente veglia, ascoltando la Parola di Dio, nelle visioni dei profeti che avevano annunciato che il Signore sarebbe venuto in mezzo al suo popolo, cantando salmi e recitando invocazioni, prima di sentire le campane – come gli angeli nella notte di Betlemme – mandare il lieto annunzio della Natività del Bambino-Gesù. E, infine, adageremo quel Bambino, come Maria, nel presepe allestito con tanta cura, passione e fantasia.
In ogni Natale riviviamo questo nostro “ritornare a Betlemme”, per vedere con occhi incantati, come bambini, la meraviglia compiuta da Dio-Padre per noi in quella giovane ragazza di Nazareth che aveva creduto nell’impossibile e nell’incredibile: concepire, avvolta dallo Spirito Santo, e dare alla luce quel Bambino figlio di Dio e figlio suo!
Ritornare idealmente a Betlemme, dunque, non per fare domande, ma per creare un silenzio pieno di stupore e di meraviglia per il dono di Dio all’umanità, perdutamente innamorato di lei, del suo amatissimo Figlio. Ritornare, per prendere le distanze da “celebrazioni” natalizie delle quali siamo francamente stanchi. Non se ne può più di luminarie pubbliche e private che sembra di essere a Las Vegas, di frenesia da consumo e ansia da regalo, di parole e di frasi vuote e retoriche, di una festa che non ti cambia la vita, di musiche e concerti, più o meno tradizionali, che non fanno cantare il cuore.
Da Greccio, dove San Francesco nel 1223 volle rappresentare la Natività del Signore nel presepio da lui pensato e desiderato, Papa Francesco ha scritto e indirizzato a tutta la Chiesa una sua Lettera Apostolica, Admirabile signum, invitandoci non solamente a non abbandonare la bella tradizione cristiana di “fare” il presepe, preferendo alberi di natale e babbi-natale, ma a “realizzare con la semplicità di quel segno una grande opera di evangelizzazione” (AS, 3).
Perché la povertà, la semplicità e l’umiltà con cui il Bambino-Gesù, l’Emmanuele (Dio-con-noi) si riveste della nostra fragile e debole umanità anticipano il giorno in cui, nella sinagoga di Nazareth, Gesù dirà che Dio lo ha mandato “… a portare ai poveri il lieto annunzio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a ri-mettere in libertà gli oppressi,”(Lc 4, 18).
Ritornare, dunque, a Betlemme, sostare, contemplare, ascoltare e poi ripartire, come i pastori, lodando Dio per aver visto nel Bambino-Gesù la sua gloria, e raccontare di questo straordinario e sorprendente incontro.
Ci attendono strade e sentieri difficili; un mondo vasto e complesso; una umanità che sembra vagare nell’incertezza, più che camminare sicura; popoli affamati di giustizia, ancor prima che di pane, e in fuga da guerre e da violenze; una terra devastata e vittima di logiche di possesso e di sfruttamento.
Ecco, dunque, l’invito che il Bambino-Gesù rivolge in modo particolare alla Chiesa, dalla mangiatoia in cui le mani amorevoli di Maria lo hanno deposto, perché affretti i suoi passi sulle vie della pace e i suoi piedi diventino belli, perché portatori di buone notizie. L’umanità, allora, la vedrà affiancarsi – come straordinaria compagna di viaggio – narratrice delle meraviglie che Dio ha compiuto nel suo Figlio Gesù, pronta con le sue braccia e le sue mani a sostenere, ad abbracciare, a farsi carico dei più poveri, a con-fortare e consolare i cuori feriti.
Tra questi nostri fratelli, come non ricordare – e lo faremo in questa quarta domenica di Avvento – quanti in Albania sono stati colpiti dal terremoto il 26 novembre u.s.: per loro la nostra preghiera, accompagnata da una generosa carità, per la quale sin da ora vi ringrazio.
Allora sì che potremo dirci l’un l’altro: Buon Natale!
Buon Natale a te, Chiesa diocesana! Buon Natale a voi, famiglie carissime; a voi anziani, a voi ammalati, a voi bambine e bambini, a voi ragazze, ragazzi e giovani, a tutti voi che operate per il bene comune, a voi che siete nelle aziende, nelle fabbriche, nella scuola e negli ospedali!
E …sereno e pacifico Anno nuovo 2020, all’insegna di un cammino di Pace, lungo le vie del dialogo e della riconciliazione!
Con un grande e affettuoso abbraccio, che accompagno con una particolare benedizione.

Altamura, 22 dicembre 2019, 4a domenica di Avvento

 Giovanni, Vescovo

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