13/08/2020 09:41
LA FASE DUE PARTE CON DUE ITALIA

LA FASE DUE PARTE CON DUE ITALIA

Nonostante l’evidenza dei fatti, ci sono in Italia uomini che siedono in Parlamento che dicono cose senza pensarle.

Ho seguito l’informativa del Presidente del Consiglio al Parlamento Italiano dell’altro ieri attraverso le agenzie di stampa e, francamente, l’ho trovata come desideravo. Le decisioni della fase 2 che parte da oggi dopo due mesi di “reclusione casalinga”, sono state stabilite sostanzialmente dal Comitato Tecnico Scientifico che sovraintende al governo del contagio. E’ così, deve essere così. La politica non ha competenza per scegliere cosa, come e quando allargare le cinghiette della museruola perché se scappa il “cane” ritorneremo non alla fase 1 ma alla fase zero. La politica deve sapersi intrufolare nelle aperture sanitarie senza stravolgerle. Ci sono Regioni incaute, invece, che hanno deciso di andare oltre quanto stabilito dal Governo. Speriamo bene. Da brividi la previsione che una nuova ondata di contagi causerebbe: in terapia intensiva si avrebbe bisogno di 151 mila posti letto. Ad averli poi questi posti! Fino al 30 aprile sono stati poche migliaia i contagiati che hanno avuto la necessità di essere “rinchiusi” in queste terapie, ma tantissimi rispetto ai posti letto disponibili. Chi c’è stato, sa quanto è terribile starci. Se tutti lo comprendessero, parlerebbero meglio. Già queste poche migliaia hanno messo in ginocchio il debole sistema sanitario italiano dopo che negli ultimi venti anni, tanti posti letto sono stati soppressi. Immaginando un fabbisogno di 151 mila posti, si farebbe prima ad allargare a dismisura i cimiteri e i forni crematoi, piuttosto che i reparti ospedalieri.

Ma, nonostante, l’evidenza dei fatti e della gravità persistente della gravità, la fase due parte con due Italia, praticamente come nella prima. Vane le esortazioni dell’amato Presidente della Repubblica per l’unità. In Parlamento si dicono cose senza pensarle o, meglio, cose che pensano ad altro. “I morti di Bergamo sarebbero i primi a ribellarsi per il ritardo delle aperture”, abbiamo ascoltato. “Resteremo in Aula a oltranza finché non avremo risposte”. Sono i soliti, noti personaggi arrembanti della politica italiana, che giocano d’azzardo sulla salute dei cittadini, che viene prima di ogni cosa. Nessuno ha voglia di restare in casa a vita o con le saracinesche abbassate. Tutti hanno voglia di evadere e di ritornare alla vita sociale ed economica di prima. Ma tutti devono convincersi che l’allentamento del lockdown deve essere graduale e con il lucchetto tra le mani per chiudere immediatamente ogni cosa ove si ripresentassero focolai di infezione.

Ecco, allora, le due Italia. C’è chi pensa alla tutela e alla salvaguardia dei cittadini e chi, cavalcando la tigre per apparire più bello agli occhi di coloro che sono in tante difficoltà soprattutto economiche, fa strumentalmente campagna elettorale. In buona sostanza, diciamola tutta e fino in fondo, certi personaggi con la voce fanno dichiarazioni che sembrano fare gli interessi della gente; con il pensiero mirano a crisi politiche, a nuove maggioranze nonché ad un nuovo Presidente del Consiglio. Tutti obiettivi da scongiurare in questi tempi. La loro meschinità è che queste subdole intenzioni che occupano da mattina a sera il loro agire, non le dicono apertamente. Sanno che non avrebbero successo. Allora, “parlano a nuora perché suocera intenda”.

A scanso di equivoci, sottolineo che avrei scritto queste piccole considerazioni anche se alla guida del Paese vi fosse un altro Presidente del Consiglio o un’altra maggioranza, perché è difficile schiodare dalla mie convinzioni che “quando una casa brucia, tutti devono contribuire a spegnere il fuoco”.

Quindi, per nuove alleanze, giochi politici, tiri mancini, cambio di casacche, prestigi politici, nuova maggioranza, spartizione del potere, ripicche, ricatti, scelta dei rappresentanti e quant’altro ancora, c’è tempo. La Politica è una cosa seria, ha i suoi tempi, la sua maturazione e non va mai fatta quando le fiamme sono alte.

 

Un commento

  1. Il Paese rovesciato
    Immaginiamo, solo per un attimo, che l’epicentro della pandemia fosse stato al sud. Cosa sarebbe accaduto? Sicuramente si sarebbe ristabilita la vecchia linea gotica e il Nord, certamente, non avrebbe atteso a lungo che l’ indice di contagio rientrasse nella norma. In molte aree del Nord, invece, è successo che, attraverso una lungimirante politica sanitaria, non solo è stata data alla popolazione una risposta scientifica, ma, è stato inoltre possibile riavviare comparti produttivi. Al sud, invece, non solo non abbiamo dati scientifici di tutta la popolazione, ma pur avendo la certezza che la pandemia ci ha risparmiato, si aspetta ancora il disco verde di… Fontana? O di Conte? Se poi una coraggiosa governatrice della Calabria decide di riaprire allora scoppia il putiferio e tutti i ministri del Sud la mandano al rogo, Boccia in primis coadiuvato
    da altri sceriffi pugliesi. Non vi pare che c’è qualcosa che non va? I conti proprio non tornano e per sdrammatizzare un po’ il clima pesante, anche un vista delle Regionali, pensiamo alle vignette di Ricciardi… Prima che venisse defenestrato dall’ OMS. Un saluto Franco Labarile

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