06/06/2020 05:58
IL VALORE DEL TEMPO

IL VALORE DEL TEMPO

Per i carcerati e per i sofferenti il tempo è una clessidra inesauribile che non si svuota mai.

Quando andavo a scuola a Matera, il prof. Cornacchia di Altamura che insegnava francese, a noi ragazzi affascinati dall’idea della velocità (erano i tempi delle imprese spaziali) ci insegnava: “Ragazzi, ricordate, nessuna cosa è più veloce del tempo”.  Noi lo prendevano in giro. Lo etichettavamo “matusa”, ovvero persona anziana nella mentalità. Da allora è passato mezzo secolo e mi sono accorto, non da ora, che la saggezza del professore era profonda. Ho ricordato questo passaggio della mia vita studentesca per fare un balzo nei nostri tempi, precisamente in questi nostri giorni che tantissimi stanno trascorrendo pazientemente e/o con sofferenza, chiusi in casa. Un giorno sembra non finire mai e pensando a domani che sarà simile ad oggi, vi sono buoni motivi per non angosciarci più di tanto scoprendo il valore al tempo e riflettere sul nostro tempo trascorso rapidamente, un po’ come ci insegnava il prof. Cornacchia. Quindi sono stato invogliato a confrontare il mio tempo con quello dei carcerati e dei sofferenti. Per loro, cos’è il tempo? E’ una cosa indefinita, una clessidra inesauribile che non si svuota mai per ritornare a capovolgerla. I minuti, le ore, le giornate, sempre simili a se stessi. Sembrano eterne. Lo scandire lento dei secondi, un tempo che non ha tempo. Se riflettessimo a sufficienza, ci accorgeremmo che la nostra “reclusione” di questo nostro tempo, imposta a fin di bene, è cosa da nulla. Eppure, siamo insofferenti. Tanti continuano a girare perché non danno valore al tempo, oltre ad esser irriguardosi verso se stessi e gli altri. Non c’è ancora sufficiente comprensione che stare chiusi ora, significherà “stare aperti” domani e per tantissimi altri giorni, settimane, mesi, anni.

Ma questa insofferenza, dove ha le sue radici? Nel modo in cui è stato consumato il tempo precedente, nella rincorsa, nella fretta, nel programmare cose da fare e appuntamenti anche a lunga gittata, nella frenetica ansia dell’attesa di tempi che, a secondo dei nostri piaceri, sembravano non arrivare mai, nel benessere e anche nella sfrenatezza come se si fosse immortali. Forse questa ultima condizione di vita, più delle altre elencate o ad essa complementari, ci fa scivolare davvero il tempo dalle mani. La sicurezza della qualità e della quantità di cibo a disposizione, l’agiatezza della vita, le comodità senza fine, le mille dilettevoli cose da fare, ci hanno allontanato dal valorizzare il tempo. Perché pensare al tempo, quando si vive bene in questa maniera convulsa? E il tempo passa senza far rumore, inesorabilmente, silente, più veloce di ogni cosa inventata dall’uomo, inarrestabile. E di questo ci si accorge quando siamo soliti esclamare meravigliati come cascati dal cielo: “E’ Natale? Questo anno è volato!?! Un nuovo compleanno? Possibile, mi sembra di averlo festeggiato ieri!?!. Ecc. ecc. Ora che ne abbiamo a sufficienza, è tempo per fermarci anche e soprattutto mentalmente e riflettere sui ritmi di vita che condizionano la nostra vita.

Penso che non dobbiamo essere noi a farci divorare dal tempo, né a farci stordire della sua presenza scandita dal lento tic tac dell’orologio. Invero, è il tempo che ci deve attraversare con le sue gioie e i suoi dolori, con le sue sorprese buone e meno buone. Dobbiamo convivere con il tempo, domarlo, non ritenerlo un nemico che non ci lascia fare tutte le cose che vorremmo fare. Dobbiamo imparare a vivere con questa rinnovata mentalità, assaporando la dolcezza, talune volte anche amara, del tempo come quello presente. Dobbiamo sentire la sua carezza in tutte le cose che facciamo per farle bene. Dobbiamo gustare, quindi, la bellezza del tempo di questo giorno per creare le condizioni di assaporare meglio il tempo di domani. Carpe diem, dicevano i nostri “nonni”; “ragazzi, nessuna cosa è più veloce del tempo”, il prof. Cornacchia. Pillole di saggezza per rendere insaziabile l’impegno operoso di vivere ogni istante della nostra vita nella sua pienezza, finendo di dire una volta per tutte “non ho tempo”.

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