22/11/2017 02:47
IL PRIMO CHICCHIRICHÌ

IL PRIMO CHICCHIRICHÌ

Ora che la tornata elettorale è all’orizzonte, per qualcuno è già tempo di affilare le armi e mostrare i muscoli.
Il primo sonoro chicchirichì uscito dalle sedi dei nostri partiti politici risale a domenica due ottobre scorso. In una piazza man mano svuotatasi, a pronunciarlo il nostro primo cittadino, autopromuovendosi :“ Io sono pronto! Sono pronto a guidare Santeramo per i prossimi cinque anni!”.

A stretto giro, una consistente parte dell’opposizione, Conservatori e Riformisti, Nuovo Centro Destra, Santeramo Prima di Tutto e Innoviamo, si appresta questa sera 9 ottobre, a replicare con “ Secca smentita alle bugie raccontate dal sindaco”.

Tema indubbiamente succoso di cui, se del caso e a incontro avvenuto, ci sarà tempo di occuparsi. Ora preme ritornare sulle parole di D’Ambrosio per analizzarle e poterne individuare i vari destinatari.

A nessuno è sfuggito il D’Ambrosio rimasto desolatamente solo sul palco. Non i notabili del suo partito ad offrirgli spalla e sostegno, né uditorio interessato ad ascoltarlo più di tanto. Una liberazione la fine del suo monologo, per lui e per gli astanti.

In quell’atmosfera certamente non idilliaca, né incoraggiante, il pensiero di D’Ambrosio, per il prossimo futuro, è stato tuttavia chiarissimo. Nessuna estemporanea improvvisazione, ma messaggio voluto, studiato  e altrettanto chiaramente inoltrato. L’ex garzone di retrobottega, cresciuto nel più variegato arco partitico che Santeramo ricordi, è maturato in scaltrezza e calcolo.

Egli non ignora che, nel suo PD come nelle forze di coalizione che sostengono la sua traballante e criticata maggioranza, una consistente fronda non lo apprezza. Gli si addebita l’ insopprimibile comportamento di onnipotenza, la negazione all’ascolto, l’incapacità a mediare. Un D’Ambrosio  tutto per intero impregnato nel proprio io. Sbornia di potere e comando.

Limite assai grave di detta fronda è la mancanza di coraggio a parlare al capo con chiarezza e “de visu”. Rassegnati invece a vivacchiare, gratificati di tanto in tanto con elargizione di briciole, lasciano scorrere il tempo, inattivi. E’ così che la debolezza di troppi diviene forza per chi è ed intende rimanere a Palazzo di Città.

In tutta sincerità chiediamo: al posto di D’Ambrosio noi cosa faremmo? Attenderemmo inoperosi d’essere disarcionati? Non credo affatto.

A chi oggi ci amministra va dato atto che, con la sua dichiarazione di disponibilità, ha inteso affrontare in primis il suo partito, ponendolo spalle al muro. “ Io sono pronto ad assumermi le responsabilità dei prossimi cinque anni di conduzione amministrativa”, tu Pd, e voi Partiti e Movimenti  pronunciatevi. Le mie carte le ho messe sul tavolo. A voi far conoscere le vostre.

Può il  PD  e  suoi segretari vari, ad oggi così affetti da cronico mutismo, permettersi  di ignorare la sfida loro pervenuta?

Quella di D’Ambrosio è mossa da sprovveduto? Io credo non lo sia affatto.

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