25/11/2017 06:59
DORMONO A NORD, MANGIANO A SUD

DORMONO A NORD, MANGIANO A SUD

Cinque amici hanno le loro modeste cose nei cartoni e si sfamano una volta al giorno.

Come è possibile dormire a nord e mangiare a sud? A Santeramo si può fare. Strano, vero? Cinque nostri cari concittadini nullatenenti e senza famiglia, sono alloggiati da tanto tempo presso l’ex Orfanotrofio Calabrese in Via Cassano che, tutti sappiamo, essere esposto a nord della nostra Città. Da oltre tre mesi vanno a mangiare solo a mezzogiorno presso la Casa di Riposo che si affaccia a sud di Santeramo. La distanza è ragguardevole per farla a piedi anche perché questi nostri amici qualche acciacco pur l’avranno per la loro età e, alcuni tra loro, anche a causa di malattie. In loro soccorso interviene il pullmino della Casa di Riposo che li preleva dagli alloggi in Via Cassano e li accompagna alla mensa della stessa casa di riposo, e viceversa. Al loro ritorno portano a nord la cena della sera. Non fanno colazione perché la cucina di Calabrese è spenta. Questo andirivieni, superfluo sottolinearlo, costa disagio alla loro già provata condizione di poveri certificati. Nell’ex Orfanotrofio “stavano bene”; per farli stare meglio, da oltre tre mesi a questa parte stanno peggio per le promesse sinora non mantenute da parte del Comune.

Nello scorso mese di giugno, questi pendolari del cibo, ricevettero l’ordine di mettere nelle scatole di cartone i loro modestissimi abiti e di tenersi pronti al trasferimento nella casa di recente costruzione, costruita nella pineta della casa di riposo dopo il taglio di una trentina di alberi dei quali non si è saputo più nulla circa l’autorizzazione a farlo, nonostante le nostre sollecitazioni rivolte pubblicamente in tal senso. Sta di fatto che dopo circa cento giorni dall’ordine imposto, i nostri cinque amici continuano ad avere il loro “guardaroba” nei cartoni e per sfamarsi una volta al giorno, sono costretti a fare avanti e indietro.

Ci chiediamo: è modo corretto di comportarsi da parte del Comune? E’ onesto giocare in questo modo sulla pelle di questi poveri? Cosa osta al loro trasferimento nella nuova dimora? Quanto tempo dovrà ancora passare per dare la dignità che essi meritano? Perché farli rimanere in pena aspettando l’esodo nella nuova casa promessa?

Il popolo di Israele passò quaranta anni nel deserto prima di giungere nella terra dove scorreva latte e miele. Non è che la stessa cosa sta per succedere a loro? Mettetevi la mano alla coscienza, gridiamo forte, e senza ulteriore indugio procedete al trasferimento! Anche questi nostri amici che sono costretti a vivere nell’indigenza hanno il diritto, oltre al pranzo, di fare cena e colazione come fanno tutti, sindaco compreso.

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