06/06/2020 06:09
CORONAVIRUS SOLIDARIETA’ ALCUNI  MANGIMIFICI AGLI ALLEVATORI .APPELLO ALLA FILIERA A

CORONAVIRUS SOLIDARIETA’ ALCUNI MANGIMIFICI AGLI ALLEVATORI .APPELLO ALLA FILIERA A

In un documento 20 aziende pugliesi comunicano che non aumenteranno i prezzi dei mangimi, nonostante il rincaro di granturco e farina di soia

Plauso di Coldiretti Puglia alla decisione di 20 aziende produttrici e di distribuzione di mangimi per vacche da latte di non alzare i prezzi degli alimenti zootecnici, nonostante l’aumento dei costi già dal febbraio scorso di granturco e farina di soia del 6% e del 28%, che costituiscono circa il 70% della razione media somministrata alle bovine da latte in mungitura. “Ringraziamo le aziende che responsabilmente, comprendendo la criticità del momento, hanno voluto garantire solidarietà agli allevatori, che a loro volta hanno già fatto la propria parte, diminuendo la produzione del latte del 20%. E’ un atto di solidarietà con cui testimoniano che hanno a cuore concretamente il destino della filiera del territorio”, commenta il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia.

Le aziende produttrici e di distribuzione di mangimi per vacche da latte firmatarie del documento concentrate nelle province di Bari, Brindisi e Taranto, non hanno applicato l’aumento del prezzo del mangime, ‘ritenendo che resistere tutti insieme adesso – hanno scritto nel documento inviato a Coldiretti Puglia – possa essere un segno concreto, saggio e di lunga veduta a protezione della filiera del latte vaccino”. “Esprimiamo e sottolineiamo tutto il nostro appoggio agli allevatori produttori di latte e auspichiamo che l’intera filiera agroalimentare del latte metta in essere dei comportamenti e delle iniziative improntate ad una corretta, saggia e concreta collaborazione. Tale sinergia trova le sue motivazioni e le sue origini in una filiera ancorata nella storia del nostro territorio pugliese, e che abbiamo il dovere di proteggere e potenziare”, hanno ribadito nel documento ufficiale.

Occorre evitare che i comportamenti scorretti di pochi compromettano il lavoro della maggioranza degli altri operatori della filiera ai quali va il plauso della Coldiretti.

“Il ‘Tavolo Latte’ regionale, convocato dall’Assessorato regionale all’Agricoltura il 26 marzo u.s., si è posto proprio l’obiettivo di individuare ogni strumento utile a dare sollievo all’intera filiera lattiero – casearia. Auspichiamo che i caseifici che stanno comunicando la riduzione unilaterale del prezzo del latte alla stalla tornino sui propri passi, anche perché mai è stato firmato e condiviso un percorso del genere che sarebbe andato a ledere esclusivamente gli interessi dei nostri allevatori”, insiste il presidente Muraglia.

La paventata riduzione del prezzo del latte sarebbe ‘giustificata’ dal mondo della trasformazione con la ridotta vendita di prodotti lattiero – caseari nei canali HoReCa, sottacendo di contro che sono aumentate nella GDO – insiste Coldiretti Puglia – le vendite di latte Uht del 33,4% e di mozzarelle del 47,8%  secondo i dati IRI (Ipermercati, Supermercati, Discount, Libero Servizio) e  del 20% di latte e derivati, secondo i dati Ismea – Nielsen.

“Ribadiamo la stringente necessità di conoscere i nomi e i cognomi di chi importa e le destinazioni finali dei 5,7 milioni di litri di latte straniero che ogni giorno attraversano le frontiere e invadono l’Italia e la Puglia con cisterne o cagliate congelate low cost di dubbia qualità in piena emergenza coronavirus, dopo l’istanza di accesso civico ai sensi dell’art. 5, comma 2, del d.lgs. 33/2013 per i prodotti del latte nelle diverse formulazioni commerciali e delle cagliate, per cui il Ministero della Salute ha già dato accesso agli atti alla Regione Puglia”, conclude Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia.

Le importazioni massicce di prodotto avvengono proprio mentre alcune aziende di trasformazione – conclude Coldiretti Puglia – cercano di tagliare i compensi riconosciuti agli allevatori, con la scusa della sovrapproduzione, quando i nostri allevatori responsabilmente hanno già messo le vacche in asciutta e ridotto la produzione fino al 20%”.

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